Dr. Gaggio Garcia
Lifting del viso - tutto quello che c’è da sapere prima di prenderlo in considerazione
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Lifting del viso - tutto quello che c’è da sapere prima di prenderlo in considerazione

La tua guida definitiva per il tuo percorso di lifting facciale

Dr. Leonardo Gaggio Garciadi Dr. Leonardo Gaggio Garcia · Chirurgo estetico e maxillo-facciale

Lifting del viso: tutto quello che c’è da sapere prima di prenderlo in considerazione

Il lifting del viso è uno degli interventi più efficaci per contrastare il rilassamento dei tessuti, riposizionare le guance, ridefinire la linea mandibolare e migliorare il profilo del collo.

Parlare di lifting, però, non significa parlare semplicemente di pelle da tirare o da rimuovere. L’invecchiamento del volto è un processo complesso che coinvolge la cute, i compartimenti adiposi, i legamenti di sostegno, lo SMAS (Sistema Muscolo-Aponeurotico Superficiale che collega i muscoli mimici alla pelle), il platisma, i muscoli e, nel tempo, anche la struttura ossea.

Il lifting moderno deve quindi essere considerato un intervento di riposizionamento anatomico dei tessuti, non una semplice trazione cutanea.

L’obiettivo non dovrebbe essere quello di cancellare ogni segno del tempo o trasformare la persona, ma di restituire al volto freschezza, definizione e proporzioni più armoniche, preservandone l’identità.

Che cos’è il lifting del viso

Il lifting del viso, o face lift, è un intervento chirurgico finalizzato a correggere la discesa e il rilassamento dei tessuti del volto e, quando indicato, del collo.

Con l’avanzare dell’età possono comparire:

- discesa della guancia;
- perdita della proiezione malare;
- accentuazione del solco naso-labiale;
- comparsa dei cosiddetti bargigli;
- perdita di definizione della mandibola;
- rilassamento del collo;
- riduzione dell’angolo cervico-mandibolare;
- bande del platisma;
- svuotamento di alcune aree del volto e accumulo di tessuto in altre.

Il lifting riporta i tessuti verso una posizione più giovane e coerente con l’anatomia originaria del paziente.

Non si tratta quindi soltanto di rimuovere la pelle in eccesso. Nelle tecniche moderne il sostegno principale del risultato viene affidato ai piani profondi, mentre la cute viene ridistribuita e suturata senza eccessiva tensione.

Come si è evoluto il lifting del viso

In passato molti lifting si basavano soprattutto sulla separazione e sulla trazione della pelle. Questo poteva produrre un aspetto eccessivamente teso, appiattito o artificiale, con alterazioni della forma degli occhi, della bocca o del lobo auricolare.

La chirurgia moderna è diventata più anatomica, selettiva e personalizzata. Il chirurgo può intervenire sullo SMAS, sul platisma, sui legamenti di ritenzione, sui compartimenti adiposi e, quando indicato, sui piani subperiostei.

Tra le principali tecniche rientrano:

- lifting dello SMAS;
- lifting deep plane;
- lifting endoscopico;
- lifting cervico-facciale;
- lifting del collo;
- minilifting selettivi;
- procedure combinate con blefaroplastica, lipofilling, terapia rigenerativa autologa, chirurgia estetica ossea e chirurgia del terzo superiore.

- procedure ibride che combinano queste tecniche

Non esiste una tecnica universalmente migliore. Esiste la tecnica più adatta all’anatomia, al grado di rilassamento, alle aree da trattare e agli obiettivi della singola persona.

Quando può essere preso in considerazione il lifting del volto

Non esiste un’età precisa per sottoporsi a un lifting.

L’indicazione dipende più dalla qualità e dalla posizione dei tessuti che dal numero anagrafico. Alcune persone sviluppano cedimenti significativi relativamente presto, invece altre, grazie a una buona struttura ossea e a una migliore qualità cutanea, mantengono più a lungo una mandibola e un collo ben definiti.

Il lifting può essere preso in considerazione quando sono presenti modificazioni anatomiche reali che non possono essere corrette adeguatamente con la sola medicina estetica, come:

- guance discese;
- perdita della definizione mandibolare;

- bargigli mandibolari;
- eccesso cutaneo;
- rilassamento cervicale;
- bande platismatiche;
- appesantimento del terzo inferiore;
- perdita di definizione nella transizione tra volto e collo;
- solchi accentuati dovuti alla discesa dei tessuti.

Nei casi iniziali possono essere più indicate procedure meno estese. Nei quadri più avanzati può essere necessario associare il trattamento del volto a quello del collo.

Come viene eseguito

Le modalità dell’intervento cambiano in base alle aree da trattare e alla tecnica scelta.

Le incisioni possono essere posizionate:

- nella regione temporale;
- nascoste all’interno dei capelli;
- davanti e intorno all’orecchio;
- lungo l’attaccatura posteriore dei capelli;
- sotto al mento, quando è necessario trattare direttamente il collo.

Attraverso queste incisioni il chirurgo può:

- mobilizzare i tessuti superficiali e profondi;
- riposizionare lo SMAS;
- trattare il platisma;
- liberare selettivamente i legamenti di ritenzione;
- riposizionare i compartimenti adiposi della guancia;
- ridefinire la mandibola;
- migliorare l’angolo cervico-mandibolare;
- rimuovere la cute eccedente senza sottoporla a tensione eccessiva.

Quando esiste una vera perdita di volume, l’intervento può essere completato con lipofilling autologo e terapia rigenerativa autologa. Prima di aggiungere volume, però, è fondamentale capire se una regione sia realmente svuotata oppure se il volume sia semplicemente disceso.

Lifting dello SMAS

Lo SMAS, o sistema muscolo-aponeurotico superficiale, è una struttura fibro-muscolare che contribuisce al sostegno dei tessuti del volto e si continua inferiormente con il platisma.

Nel lifting dello SMAS questa struttura può essere:

- plicata e cioè ripiegata;
- accorciata;
- resecata;
- sospesa;
- mobilizzata secondo vettori personalizzati.

Le tecniche dello SMAS possono essere particolarmente efficaci nel trattamento del terzo inferiore del volto, dei bargigli mandibolari e della perdita di definizione mandibolare.

Il termine “lifting dello SMAS”, tuttavia, comprende procedure molto diverse tra loro. Il risultato dipende dalla profondità della dissezione, dall’estensione della mobilizzazione, dal vettore scelto e dalla capacità di distribuire correttamente le tensioni.

Lifting deep plane

Nel lifting deep plane la dissezione viene eseguita al di sotto dello SMAS, nel piano compreso tra il complesso SMAS-platisma e le strutture più profonde del volto.

Il rilascio selettivo dei legamenti di ritenzione permette di mobilizzare in maniera più unitaria cute, SMAS e compartimenti adiposi malari.

Questo approccio può consentire di:

- riposizionare la guancia;
- migliorare la regione malare;
- attenuare il solco naso-labiale;
- alleggerire il terzo inferiore;
- correggere i bargigli mandibolari;
- ridefinire la mandibola;
- estendere il trattamento al platisma e al collo.

Il vantaggio principale non consiste nel “tirare di più”, ma nel liberare i punti anatomici che impediscono ai tessuti di risalire in maniera naturale.

La cute rimane maggiormente collegata ai piani sottostanti e il risultato dipende meno dalla tensione applicata direttamente sulla pelle. Questo può contribuire a limitare l’aspetto eccessivamente teso, purché la procedura venga pianificata ed eseguita correttamente.

Lifting endoscopico

Il lifting endoscopico utilizza piccole incisioni, generalmente nascoste tra i capelli, attraverso le quali vengono introdotti un endoscopio e strumenti chirurgici dedicati.

L’endoscopio permette di visualizzare le strutture anatomiche su uno schermo ingrandito e di eseguire rilasci selettivi attraverso accessi più contenuti.

È utilizzato soprattutto per il trattamento del terzo superiore e medio del volto e può consentire di:

- riposizionare i tessuti della fronte;
- sollevare selettivamente il sopracciglio;
- migliorare la regione temporale;
- trattare la coda del sopracciglio;
- intervenire sulla regione perioculare;
- riposizionare i tessuti della guancia;
- lavorare nei piani subperiostei o profondi;
- ridurre l’estensione delle incisioni cutanee.

Il lifting endoscopico non deve essere considerato automaticamente meno efficace o semplicemente più “leggero”. La sua efficacia dipende dalle aree trattate, dal piano anatomico scelto e dall’estensione dei rilasci tessutali e legamentosi.

Non sostituisce necessariamente un lifting cervico-facciale quando sono presenti una marcata perdita della linea mandibolare, un importante eccesso cutaneo o una significativa lassità del collo.

Può invece essere particolarmente indicato:

- nei pazienti più giovani;
- nei cedimenti del terzo superiore e medio;
- quando il problema principale riguarda sopracciglio, tempia e guancia;
- come parte di una strategia combinata con un lifting del terzo inferiore o del collo.

Lifting endoscopico, lifting dello SMAS e lifting deep plane: quale scegliere

Le tre tecniche non sono necessariamente alternative assolute.

Il lifting endoscopico è particolarmente utile per il terzo superiore e medio, mentre il lifting dello SMAS e il deep plane sono generalmente più indicati quando è necessario trattare mandibola, bargigli e collo.

In alcuni pazienti la pianificazione chirurgica può prevedere una combinazione, per esempio:

- lifting endoscopico del sopracciglio e del terzo medio;
- lifting dello SMAS del terzo inferiore;
- estensione cervicale sul platisma;
- lifting endoscopico associato a lifting deep plane;
- trattamento del collo tramite accesso laterale e, quando necessario, sottomentoniero.

La scelta dipende da:

- area maggiormente interessata;
- posizione della guancia;
- grado di lassità cutanea;
- struttura ossea;
- qualità del collo;
- presenza di eccesso cutaneo;
- anatomia perioculare;
- età biologica dei tessuti;
- obiettivi espressi dalla persona;
- esperienza del chirurgo nelle diverse tecniche.

Il nome della procedura non deve venire prima della diagnosi anatomica. Il punto di partenza deve essere sempre il volto del paziente, non la tecnica del momento.

Il ruolo dei legamenti di ritenzione

I legamenti di ritenzione collegano i tessuti superficiali alle strutture profonde e contribuiscono alla stabilità del volto.

Con l’invecchiamento, i tessuti mobili circostanti possono scendere e ruotare intorno a questi punti fissi. Questo fenomeno contribuisce alla comparsa di solchi, pieghe e accumuli.

Tra le strutture più importanti vi sono:

- legamenti zigomatico-cutanei;
- legamenti masseterini;
- legamenti mandibolari;
- legamento orbitario;
- strutture di ritenzione cervicali;
- setti temporali.

Il loro rilascio controllato può consentire un riposizionamento più libero e indipendente dalla forza di trazione.

Si tratta però di un’area anatomica complessa, strettamente correlata ai rami del nervo facciale e a strutture vascolari delicate. La precisione della dissezione è quindi fondamentale.

Il riposizionamento della guancia

Con l’invecchiamento la guancia non perde necessariamente tutto il proprio volume. Spesso il volume malare scende verso il basso.

Questo può provocare:

- apparente svuotamento della parte alta della guancia;
- accentuazione del solco palpebro-malare;
- maggiore evidenza del solco naso-labiale;
- pesantezza del terzo inferiore;
- perdita della forma più giovane del volto.

Il rilascio dei legamenti zigomatici e il riposizionamento verticale o supero-obliquo dei compartimenti adiposi malari possono ripristinare parte del volume senza aggiungere filler o grasso.

Il lipofilling può essere utile quando esiste una reale perdita volumetrica, ma non dovrebbe essere impiegato automaticamente per compensare tessuti che sono semplicemente discesi.

Il trattamento del collo

Quando il rilassamento interessa il collo, il lifting può essere esteso al platisma.

Il trattamento cervicale può includere:

- mobilizzazione laterale del platisma;
- sospensione del complesso SMAS-platisma;
- platismoplastica mediana;
- correzione delle bande platismatiche;
- riduzione selettiva del grasso sottomentoniero;
- trattamento della regione sottomandibolare;
- ridefinizione dell’angolo cervico-mandibolare.

Non tutti i pazienti necessitano di un’incisione sotto il mento o di una platismoplastica mediana. La scelta dipende dalla qualità del collo, dalla presenza di bande, dalla quantità e posizione del grasso e dalla struttura delle ghiandole sottomandibolari.

Il vettore di sollevamento

Un lifting naturale non consiste nel tirare semplicemente il volto verso le orecchie.

Una trazione prevalentemente orizzontale può appiattire la guancia, allungare gli angoli della bocca o modificare la forma degli occhi.

Per questo, nelle tecniche moderne, vengono spesso utilizzati vettori più verticali o supero-obliqui.

La direzione ideale non è identica per tutti. Deve essere personalizzata in base a:

- posizione dei compartimenti adiposi;
- grado di discesa della guancia;
- forma del volto;
- struttura ossea;
- qualità della mandibola;
- conformazione del collo;
- età e caratteristiche dei tessuti.

Il vettore deve ricostruire proporzioni naturali, non imporre una forma standardizzata.

Il ruolo dei volumi

L’invecchiamento non comporta soltanto una perdita di volume, ma anche una sua redistribuzione.

La guancia può scendere, creando un apparente svuotamento superiormente e un appesantimento inferiormente. Aggiungere indiscriminatamente filler o grasso senza riposizionare i tessuti può rendere il volto più pesante e gonfio.

Quando indicato, il lifting può recuperare il volume già presente, riportandolo verso l’alto.

Filler e lipofilling possono completare il risultato in aree realmente svuotate, come:

- tempie;
- regione perioculare;
- solco palpebro-malare;
- guancia profonda;
- labbra;
- area pre-mandibolare.

Il trattamento deve distinguere la perdita di volume dalla discesa dei tessuti.

Il risultato deve essere naturale

Un lifting ben eseguito non dovrebbe rendere il volto irriconoscibile.

La persona dovrebbe apparire più fresca, riposata e armonica, senza perdere la propria identità.

Un risultato naturale deve:

- conservare la forma degli occhi;
- rispettare l’espressione;
- evitare la trazione degli angoli della bocca;
- non appiattire la guancia;
- non creare un volto gonfio;
- non deformare il lobo auricolare;
- mantenere un’attaccatura dei capelli credibile;
- apparire naturale anche durante il movimento.

Naturalità non significa necessariamente ottenere un cambiamento minimo. Significa ottenere anche un miglioramento importante senza rendere evidente il meccanismo chirurgico che lo ha prodotto.

Quanto dura il risultato

Il lifting non arresta il processo di invecchiamento.

Dopo l’intervento, la persona continuerà a invecchiare, ma a partire da una condizione anatomica migliorata. Il vantaggio tende quindi a conservarsi nel tempo, anche se il volto continuerà gradualmente a cambiare.

La durata dipende da:

- tecnica utilizzata;
- qualità della pelle;
- genetica;
- struttura ossea;
- fumo;
- esposizione solare;
- oscillazioni di peso;
- menopausa e cambiamenti ormonali;
- qualità della skincare;
- stile di vita.

- rispetto delle indicazioni post-operatorie date dal chirurgo

Non è corretto promettere una durata identica per tutti. Le tecniche che riposizionano i piani profondi possono comunque offrire risultati stabili e duraturi.

Il recupero postoperatorio

Il lifting è un vero intervento chirurgico e richiede un periodo di recupero.

Nei primi giorni possono comparire:

- gonfiore;
- ecchimosi;
- sensazione di tensione;
- alterazioni temporanee della sensibilità;
- stanchezza;
- asimmetrie legate all’edema;
- rigidità del collo;
- temporanea difficoltà nei movimenti ampi del volto.

Molti pazienti tornano a essere socialmente presentabili dopo circa due settimane, ma il recupero varia in base all’estensione dell’intervento e alle procedure associate.

L’assestamento dei tessuti continua per settimane o mesi. Le cicatrici richiedono un periodo ancora più lungo per maturare.

Il risultato non deve quindi essere giudicato troppo precocemente.

Le cicatrici

Le incisioni vengono progettate per seguire le pieghe naturali dell’orecchio e risultare nascoste nell’attaccatura dei capelli.

La loro visibilità dipende da:

- predisposizione individuale alla cicatrizzazione;
- qualità cutanea;
- tecnica di sutura;
- tensione sulla ferita;
- esposizione solare;
- fumo;
- eventuali complicanze;
- corretta gestione postoperatoria.

Non esiste chirurgia priva di cicatrici. L’obiettivo è ottenere cicatrici sottili, ben posizionate e compatibili con il beneficio dell’intervento.

Un sostegno affidato ai tessuti profondi può ridurre la tensione sulle incisioni e il rischio di deformazioni dell’orecchio.

I possibili rischi

Come ogni intervento chirurgico, il lifting presenta possibili complicanze.

Tra queste:

- ematoma;
- infezione;
- sieroma;
- ritardo di guarigione;
- sofferenza cutanea;
- alterazioni della sensibilità;
- cicatrici evidenti;
- asimmetrie;
- alopecia temporanea o permanente vicino alle incisioni;
- debolezza temporanea o permanente di rami del nervo facciale;
- irregolarità del collo o della mandibola;
- deformazione del lobo;
- necessità di revisione.

La probabilità di complicanze può essere ridotta attraverso una corretta selezione del paziente, una tecnica rispettosa dell’anatomia e controlli postoperatori regolari, ma non può essere completamente eliminata.

Alternative non chirurgiche

Nei casi iniziali di invecchiamento del volto possono essere utili trattamenti di medicina estetica e rigenerativa, ma non sostituiscono il lifting facciale, avendo le loro indicazioni specifiche.

Tra questi:

- tossina botulinica;
- filler;
- lipofilling;
- biostimolazione;
- trattamenti rigenerativi autologhi;
- laser;
- radiofrequenza;
- ultrasuoni focalizzati;
- fili di sospensione;
- tecnologie per il miglioramento della qualità cutanea.

Queste procedure possono migliorare rughe, qualità della pelle e lievi perdite volumetriche. Non possono però riprodurre il riposizionamento anatomico ottenibile con un lifting quando esiste un cedimento significativo.

Il cosiddetto “lifting non chirurgico” non deve essere presentato come equivalente a un vero lifting. Si tratta di strumenti differenti, con indicazioni, risultati e limiti differenti.

Quanto costa un lifting del viso

Il costo dipende da numerosi fattori:

- estensione dell’intervento;
- tecnica scelta;
- eventuale trattamento del collo;
- procedure associate;
- durata della sala operatoria;
- tipo di anestesia;
- struttura sanitaria;
- equipe chirurgica;
- degenza;
- controlli postoperatori.

Un preventivo serio può essere formulato solo dopo una visita e dovrebbe includere chiaramente tutte le principali fasi del percorso.

Chirurgia estetica all’estero: una scelta da valutare con attenzione

La chirurgia all’estero non è necessariamente sinonimo di cattiva chirurgia. In molti Paesi lavorano professionisti preparati e strutture di alto livello.

Il problema nasce quando la scelta viene effettuata esclusivamente sulla base del prezzo o di pacchetti che comprendono volo, albergo e intervento come se si trattasse di una vacanza.

Un lifting è una procedura complessa e il suo successo non dipende soltanto dalle ore trascorse in sala operatoria.

Prima di scegliere una struttura lontana è importante sapere:

- chi effettuerà realmente l’intervento;
- quale formazione possiede;
- in quale clinica verrà eseguito;
- chi gestirà l’anestesia;

- quanto tempo si resterà sul posto;
- chi seguirà le medicazioni;
- cosa accadrà in caso di ematoma;
- chi controllerà le cicatrici;
- chi interverrà in caso di complicanze tardive;
- chi sarà responsabile di eventuali revisioni.

La distanza può rendere più difficile la gestione di problemi che, se riconosciuti precocemente, potrebbero essere risolti con maggiore facilità.

Non è corretto demonizzare la chirurgia all’estero, ma è necessario valutarla con grande prudenza e senza lasciarsi guidare soltanto dal risparmio economico.

La chirurgia non è come comprare un vestito

Un intervento non è un prodotto da scegliere da un catalogo, acquistare e ritirare.

Non si compra semplicemente “un lifting deep plane”, “un lifting endoscopico” o “un lifting dello SMAS”. Si sceglie un professionista, una filosofia chirurgica e un percorso di cura.

Il rapporto con il chirurgo deve iniziare prima dell’intervento.

La fase preoperatoria serve a:

- ascoltare i desideri della persona;
- comprendere le aspettative;
- analizzare l’anatomia;
- valutare lo stato di salute e raccogliere l’anamnesi completa;
- osservare fotografie del passato;
- discutere tecniche e alternative;
- spiegare limiti e rischi;
- costruire un progetto realistico.

La pianificazione non può essere standardizzata. Due persone della stessa età possono avere anatomie e necessità completamente differenti.

Anche il postoperatorio è parte integrante della chirurgia.

Controllare una ferita, riconoscere precocemente un ematoma, valutare un edema asimmetrico, seguire le cicatrici e accompagnare il paziente durante l’assestamento sono responsabilità cliniche fondamentali.

La qualità di un intervento non si misura soltanto da una fotografia finale, ma dall’intero percorso che conduce al risultato.

Il dialogo tra paziente e chirurgo

La persona deve poter esprimere con chiarezza ciò che desidera, ciò che teme e quale sia la propria idea di bellezza.

Non tutti cercano lo stesso risultato. Alcuni desiderano un cambiamento molto discreto, altri un miglioramento più evidente. Alcuni vogliono una mandibola più definita, altri desiderano conservare una certa morbidezza.

Il chirurgo non dovrebbe imporre un modello estetico standardizzato.

Deve cercare di comprendere:

- quale caratteristica disturba maggiormente il paziente;
- quali elementi del volto devono essere conservati;
- che cosa la persona considera naturale;
- quali risultati teme;
- quale fosse la sua fisionomia in passato;
- quanto cambiamento desidera;
- quale risultato sia compatibile con la sua anatomia.

Allo stesso tempo, il chirurgo deve avere la responsabilità di spiegare quando una richiesta non è tecnicamente realizzabile, non è armonica o comporta rischi eccessivi.

Il risultato nasce dall’incontro tra l’idea di bellezza della persona, la visione del chirurgo e i limiti imposti dall’anatomia.

Il lifting come percorso di riscoperta

Prendere in considerazione un lifting non significa necessariamente rifiutare l’età o inseguire un ideale impossibile.

Per alcune persone significa tornare a riconoscersi allo specchio, soprattutto quando l’immagine esterna non sembra più corrispondere alla vitalità percepita interiormente.

Può essere un modo per riportarsi al centro, dedicarsi attenzione e concedersi un cambiamento meditato a lungo.

Non dovrebbe mai essere una decisione presa per compiacere qualcun altro, per rispondere a una pressione esterna o per rincorrere modelli irrealistici.

Il lifting può diventare un percorso di riscoperta quando nasce da una scelta consapevole, sostenuta da informazioni corrette e costruita attraverso un rapporto di fiducia con il chirurgo.

Il risultato migliore non è quello che cancella ogni ruga o trasforma completamente il volto.

È quello che restituisce armonia, freschezza e sicurezza, lasciando intatta l’identità della persona.

Il volto deve continuare a raccontare la propria storia, ma può farlo con tessuti meglio posizionati, proporzioni più equilibrate e un’espressione che il paziente senta nuovamente propria.

Domande frequenti

Non esiste un’età prestabilita. L’indicazione dipende dalla qualità dei tessuti, dalla discesa delle guance, dalla definizione mandibolare, dalla lassità del collo e dagli obiettivi della persona. In alcuni casi il lifting può essere preso in considerazione già intorno ai 40 anni, in altri molto più avanti.

Un lifting ben pianificato non dovrebbe cambiare l’identità del volto. L’obiettivo è riposizionare i tessuti, migliorare mandibola, guance e collo e restituire proporzioni più armoniche, senza alterare l’espressione o rendere il volto irriconoscibile.

Può accadere quando la correzione dipende troppo dalla tensione cutanea o quando vengono utilizzati vettori non adeguati. Le tecniche moderne cercano invece di sostenere il risultato attraverso i piani profondi, ridistribuendo la pelle senza eccessiva trazione.

Il lifting dello SMAS interviene sul sistema muscolo-aponeurotico superficiale ed è particolarmente utile per il terzo inferiore e la mandibola. Il lifting deep plane lavora al di sotto dello SMAS e prevede il rilascio selettivo dei legamenti profondi, consentendo un riposizionamento più unitario anche della guancia. Il lifting endoscopico utilizza piccole incisioni nascoste nei capelli e una videocamera per trattare soprattutto il terzo superiore e medio del volto, come fronte, sopracciglio, tempia e guancia.

Non esiste una tecnica migliore in assoluto. La scelta dipende dall’anatomia, dall’area più rilassata, dalla qualità cutanea, dalla posizione della guancia, dalle condizioni del collo e dall’esperienza del chirurgo. In alcuni casi può essere indicata una combinazione di tecniche.

No. Il deep plane offre vantaggi specifici in alcuni pazienti, ma non è automaticamente la soluzione ideale per tutti. Anche le tecniche dello SMAS possono produrre risultati naturali e duraturi quando sono correttamente indicate ed eseguite.

Non sempre. È particolarmente utile per fronte, sopracciglia, regione temporale e terzo medio. Quando sono presenti un importante eccesso cutaneo, bajoues marcate o una significativa lassità del collo, può essere necessario associarlo a un lifting cervico-facciale.

Sì. Alcune tecniche permettono di riposizionare verso l’alto i compartimenti adiposi malari discesi, recuperando parte del volume della guancia senza necessariamente aggiungere filler o grasso.

Può attenuarlo attraverso il riposizionamento della guancia, ma non dovrebbe cancellarlo completamente. Una parte del solco naso-labiale è anatomica e la sua totale eliminazione potrebbe rendere il volto poco naturale.

Sì, quando viene associato a un trattamento cervicale. Il chirurgo può intervenire sul platisma, sulle bande cervicali, sul grasso sottomentoniero e sull’angolo cervico-mandibolare. Non tutti i pazienti richiedono le stesse manovre.

No. L’incisione sottomentoniera viene utilizzata quando è necessario trattare direttamente le bande del platisma, il grasso centrale o altre strutture del collo. In altri casi può essere sufficiente un accesso laterale.

La durata varia in base alla tecnica, all’estensione del trattamento e alle procedure associate. Un lifting selettivo può richiedere meno tempo rispetto a un lifting completo del volto e del collo con blefaroplastica, lipofilling o platismoplastica.

Il lifting può essere eseguito in anestesia generale o in sedazione profonda con anestesia locale, a seconda dell’estensione dell’intervento, delle condizioni del paziente e dell’organizzazione della struttura sanitaria.

Molti pazienti tornano a essere socialmente presentabili dopo circa due settimane. Gonfiore, rigidità, alterazioni della sensibilità ed edema residuo possono però persistere più a lungo. L’assestamento completo richiede settimane o mesi.

Un primo miglioramento è visibile quando il gonfiore diminuisce, ma il risultato continua a evolversi per diversi mesi. Le cicatrici, la sensibilità e i tessuti profondi hanno tempi di maturazione differenti.

Generalmente il dolore è controllabile con la terapia prescritta. Sono più comuni sensazioni di tensione, gonfiore, rigidità e ridotta sensibilità rispetto a un dolore intenso. L’esperienza varia comunque da persona a persona.

Le incisioni vengono generalmente nascoste nella regione temporale, davanti e dietro l’orecchio, lungo le pieghe naturali e nell’attaccatura dei capelli. Quando necessario, può essere presente una piccola cicatrice sotto il mento.

Ogni intervento lascia cicatrici. L’obiettivo è posizionarle in aree discrete e chiuderle senza eccessiva tensione. La loro qualità dipende dalla tecnica, dalla predisposizione individuale, dal fumo, dall’esposizione solare e dalla corretta gestione postoperatoria.

Una tensione cutanea eccessiva può contribuire alla comparsa del cosiddetto “pixie ear”, con allungamento o trazione del lobo. Una corretta sospensione dei tessuti profondi e una chiusura senza tensione riducono questo rischio.

Il lifting non arresta l’invecchiamento, ma riposiziona i tessuti e consente al volto di continuare a invecchiare da una condizione migliorata. La durata varia in base alla tecnica, alla genetica, alla qualità cutanea e allo stile di vita.

Non improvvisamente. Il processo di invecchiamento prosegue gradualmente. Il vantaggio ottenuto con l’intervento tende generalmente a mantenersi anche nel tempo rispetto alla condizione che si sarebbe sviluppata senza chirurgia.

No. In molti casi il riposizionamento dei tessuti restituisce volume alla guancia senza aggiungere materiale. Filler o lipofilling possono essere indicati quando esiste una reale perdita volumetrica, ma non dovrebbero essere utilizzati automaticamente. La Terapia Autologa Rigenerativa invece può essere associata per migliorare tono e qualità dei tessuti.

I trattamenti non chirurgici possono migliorare qualità cutanea, rughe sottili e lievi perdite di tono, ma non possono riprodurre il riposizionamento anatomico di un vero lifting quando è presente un cedimento significativo.

Possono offrire un miglioramento limitato e temporaneo in casi selezionati, ma non sono equivalenti a un lifting chirurgico. Non consentono lo stesso rilascio dei legamenti né lo stesso riposizionamento dei tessuti profondi.

Tra i possibili rischi rientrano ematoma, infezione, sieroma, alterazioni della sensibilità, cicatrici visibili, asimmetrie, sofferenza cutanea, alopecia vicino alle incisioni e debolezza temporanea o permanente di rami del nervo facciale.

Sì. Il fumo compromette la microcircolazione e aumenta il rischio di ritardo di guarigione, sofferenza cutanea, infezioni e cicatrici di qualità inferiore. La sospensione deve essere discussa con il chirurgo con adeguato anticipo.

Possono non essere candidati adeguati i pazienti con aspettative irrealistiche, condizioni mediche non controllate, difficoltà a sospendere il fumo, problemi di coagulazione o impossibilità di affrontare correttamente il percorso postoperatorio

Il costo dipende dalla tecnica, dall’estensione dell’intervento, dal trattamento del collo, dall’anestesia, dalla clinica, dall’equipe e dalle procedure associate. Un preventivo attendibile può essere formulato solo dopo una visita.

Può esserlo se il chirurgo, la struttura e il percorso assistenziale sono adeguati. È però fondamentale verificare chi gestirà il postoperatorio, le eventuali complicanze e i controlli dopo il rientro. Il prezzo non dovrebbe essere l’unico criterio di scelta.

Il lifting non termina con l’uscita dalla sala operatoria. Medicazioni, rimozione dei punti, controllo delle ferite, gestione dell’edema e riconoscimento precoce delle complicanze fanno parte integrante del trattamento.

Sì. Le fotografie del passato possono aiutare a comprendere la distribuzione originaria dei volumi e le caratteristiche che la persona desidera recuperare, senza imporre un modello estetico estraneo alla sua identità.

È importante valutare formazione, esperienza specifica nella chirurgia del volto, qualità della struttura, chiarezza delle informazioni, gestione del postoperatorio e capacità di ascolto. Il rapporto di fiducia è parte essenziale del percorso.

Significa migliorare guance, mandibola e collo preservando espressione, proporzioni e riconoscibilità. Un risultato naturale non è necessariamente minimo: può essere significativo senza apparire artificiale o eccessivamente tirato.

Non necessariamente. Può rappresentare una scelta consapevole per ritrovare coerenza tra l’immagine esterna e il modo in cui la persona si percepisce. Non dovrebbe nascere da pressioni esterne, ma da un desiderio personale e maturo.

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