Dr. Gaggio Garcia
Il lifting endoscopico - la mia tecnica per ottenere risultati naturali tramite incisioni minime
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Il lifting endoscopico - la mia tecnica per ottenere risultati naturali tramite incisioni minime

Dr. Leonardo Gaggio Garciadi Dr. Leonardo Gaggio Garcia · Chirurgo estetico e maxillo-facciale

Lifting endoscopico del viso: risultati naturali attraverso incisioni minime

Il lifting endoscopico del viso è una tecnica moderna di chirurgia estetica che consente di riposizionare i tessuti profondi attraverso piccole incisioni, generalmente nascoste tra i capelli.

Può essere indicato per correggere la discesa delle sopracciglia, rendere lo sguardo più aperto, riposizionare gli zigomi e migliorare l’armonia del terzo superiore e medio del volto.

A differenza delle procedure che agiscono prevalentemente tirando la pelle, il lifting endoscopico interviene sulle strutture profonde responsabili della discesa dei tessuti. L’obiettivo è ottenere un ringiovanimento naturale, evitando un volto rigido o eccessivamente tirato.

Che cos’è il lifting endoscopico?

Il lifting endoscopico è un intervento di chirurgia estetica del volto eseguito attraverso incisioni di pochi centimetri, posizionate nel cuoio capelluto.

Attraverso questi accessi viene introdotta una piccola videocamera, chiamata endoscopio, che permette al chirurgo di osservare direttamente le strutture anatomiche profonde.

I tessuti vengono liberati, mobilizzati e riposizionati seguendo vettori prevalentemente verticali. Questo approccio consente di intervenire sulla reale e fisiologica discesa dei tessuti, limitando la tensione esercitata sulla pelle.

Il lifting endoscopico non ha quindi lo scopo di cambiare i lineamenti, ma di recuperare una posizione più armonica e giovanile delle strutture del volto.

L’invecchiamento non modifica soltanto la pelle, ma sposta progressivamente tessuti e volumi secondo vettori gravitazionali. Il lifting endoscopico nasce per riposizionarli, rispettando l’anatomia e l’identità del volto.

Quali zone del viso possono essere trattate?

In base alle caratteristiche del paziente, il lifting endoscopico può interessare:

  • fronte;
  • sopracciglia;
  • tempie;
  • contorno degli occhi;
  • canto laterale;
  • zigomi;
  • regione malare;
  • terzo medio del volto;
  • linea mandibolare, nelle procedure più estese.

Il trattamento deve essere personalizzato perché ogni volto presenta proporzioni, volumi e modalità di invecchiamento differenti.

Le corrette indicazioni al lifting endoscopico devono essere definite solo dopo un’attenta valutazione clinica, anatomica ed estetica della paziente, considerando con precisione le sue caratteristiche individuali, i suoi desideri e le sue reali necessità. La personalizzazione del trattamento è fondamentale per ottenere un risultato naturale, armonico e coerente con l’identità del volto.

Lifting endoscopico del sopracciglio e della fronte

Il lifting endoscopico del sopracciglio può essere indicato quando la discesa dei tessuti del terzo superiore rende lo sguardo stanco, appesantito o meno aperto.

La procedura può aiutare a correggere:

  • sopracciglia basse;
  • discesa della coda del sopracciglio;
  • asimmetrie sopracciliari;
  • rughe profonde della fronte;
  • rughe tra le sopracciglia;
  • eccessiva contrazione dei muscoli glabellari;
  • iniziale discesa dei tessuti perioculari.

Il sopracciglio non viene semplicemente sollevato verso l’alto. La posizione e la direzione del riposizionamento vengono stabilite in base alla forma del volto, al sesso, all’anatomia e al risultato desiderato.

L’obiettivo è rendere lo sguardo più fresco e riposato preservando l’espressività individuale.

Lifting endoscopico temporale e apertura dello sguardo

Il lifting endoscopico temporale interessa la parte laterale del sopracciglio, la tempia e la regione vicina all’angolo esterno dell’occhio.

Può essere utilizzato per migliorare:

  • la discesa della coda del sopracciglio;
  • l’appesantimento della regione temporale;
  • la ptosi del canto laterale;
  • la perdita di apertura dello sguardo;
  • alcune asimmetrie della regione perioculare.

In pazienti selezionati, il trattamento può contribuire ad allungare delicatamente la rima palpebrale e a rendere lo sguardo più aperto.

Il risultato deve rimanere equilibrato, infatti un’eccessiva trazione laterale potrebbe modificare l’espressione o produrre un aspetto artificiale.

Lifting endoscopico zigomatico e del terzo medio

Con il passare del tempo, i tessuti della regione zigomatica possono perdere sostegno e scendere verso il basso. Questo fenomeno può rendere più evidente il solco nasolabiale e aumentare la distanza apparente tra la palpebra inferiore e la guancia.

Il lifting endoscopico del terzo medio consente di mobilizzare e riposizionare verticalmente la regione malare.

Può contribuire a:

  • riposizionare i tessuti della regione zigomatica;
  • sostenere la palpebra inferiore;
  • rendere più armonico il passaggio tra occhio e guancia;
  • alleggerire il solco nasolabiale;
  • migliorare la forma e le proporzioni del volto;
  • recuperare un aspetto più fresco senza aumentare eccessivamente i volumi.

Il lifting zigomatico deve essere coordinato con il trattamento della regione temporale e sopracciliare. Le diverse aree del volto, infatti, non invecchiano in maniera indipendente, ma come un’unica un’’unità.

Discesa dei tessuti o perdita di volume?

Uno degli aspetti più importanti della valutazione è distinguere la discesa dei tessuti dalla perdita di volume.

Quando la regione malare-zigomatica è realmente discesa, può essere necessario riposizionarla. Quando invece il problema è soprattutto una riduzione del volume, sollevare i tessuti potrebbe non essere sufficiente.

In molti pazienti le due condizioni sono presenti contemporaneamente. In questi casi il lifting endoscopico può essere associato alla terapia autologa rigenerativa.

La corretta diagnosi permette di evitare trattamenti standardizzati e di intervenire soltanto dove realmente necessario.

Lifting endoscopico della mandibola

Nelle forme più estese, il lifting endoscopico può raggiungere anche il terzo inferiore del viso.

Il trattamento può essere preso in considerazione in presenza di:

  • iniziale perdita di definizione mandibolare;
  • discesa dei tessuti ai lati del mento;
  • comparsa delle cosiddette jowls;
  • riduzione della continuità tra guancia e mandibola;
  • rilassamento moderato del terzo inferiore.

I tessuti vengono mobilizzati e riposizionati secondo una direzione verticale, con l’obiettivo di recuperare una mandibola più definita e una forma del volto più armonica.

Quando la lassità della pelle del collo è importante, può essere necessario associare un lifting cervicale o valutare una tecnica chirurgica differente.

Perché il lifting endoscopico utilizza vettori verticali?

I vettori verticali del lifting endoscopico contrastano la discesa dei tessuti legata alla gravità, ripristinando un’anatomia facciale più naturale e giovanile. Il risultato è un volto armonico, fresco e riposato, senza l’aspetto eccessivamente tirato o innaturale.

L’invecchiamento del viso non dipende soltanto dalla pelle.

Nel tempo si verificano diversi cambiamenti:

  • discesa dei tessuti profondi;
  • modificazione dei compartimenti adiposi;
  • riduzione del sostegno legamentoso;
  • perdita o spostamento dei volumi;
  • cambiamenti della struttura ossea;
  • riduzione dell’elasticità cutanea.

Per questo motivo, tirare la pelle esclusivamente verso l’esterno può non correggere adeguatamente l’invecchiamento del terzo superiore e medio.

Il lifting endoscopico utilizza principalmente vettori verticali per riportare i tessuti verso una posizione più vicina a quella originaria. La pelle viene accompagnata nella nuova posizione senza rappresentare il principale elemento di trazione.

Questo principio aiuta a ottenere un risultato più naturale e a ridurre il rischio di un aspetto eccessivamente tirato.

Il lifting endoscopico lascia cicatrici?

Le incisioni vengono generalmente effettuate dietro l’attaccatura dei capelli e hanno dimensioni limitate.

Una volta completata la guarigione, le cicatrici risultano normalmente nascoste dal cuoio capelluto. Il numero e la posizione degli accessi dipendono dalle zone da trattare e dalla tecnica utilizzata.

Il lifting endoscopico viene talvolta definito impropriamente “lifting senza cicatrici”. In realtà ogni incisione chirurgica determina una cicatrice, ma in questo caso gli accessi sono progettati per essere piccoli e poco visibili.

La presenza, la densità e la posizione dei capelli devono essere valutate prima dell’intervento. Nei pazienti con calvizie o attaccatura molto arretrata potrebbe essere necessario scegliere accessi o procedure differenti.

Grazie all’endoscopio, il chirurgo può visualizzare con precisione le strutture anatomiche profonde, eseguire un rilascio selettivo dei tessuti e controllare ogni fase della dissezione. Questo consente un approccio mirato e mininvasivo, con incisioni ridotte, cicatrici meno visibili e un recupero generalmente più rapido.

Lifting endoscopico e terapia autologa rigenerativa

Il lifting endoscopico può essere associato alla terapia autologa rigenerativa, realizzata utilizzando tessuto adiposo prelevato dallo stesso paziente.

Il grasso autologo non rappresenta soltanto una fonte di volume. È un tessuto biologicamente attivo che contiene cellule e mediatori coinvolti nei processi di vascolarizzazione, riparazione e rigenerazione tissutale.

La terapia autologa rigenerativa può essere impiegata in aree come:

  • tempie;
  • solco palpebrale inferiore;
  • zigomi;
  • guance;
  • regione perioculare;
  • linea mandibolare;
  • zone caratterizzate da assottigliamento dei tessuti.

Le due procedure svolgono funzioni differenti e complementari.

Il lifting endoscopico riposiziona i tessuti che sono scesi. La terapia autologa rigenerativa recupera selettivamente i volumi e può contribuire al miglioramento della qualità dei tessuti.

Non è necessario aumentare indiscriminatamente il volume del volto. Il trattamento deve ricercare proporzioni naturali e rispettare l’anatomia individuale.

Quali interventi possono essere associati?

Il lifting endoscopico può essere inserito in un progetto più completo di ringiovanimento del volto.

In base alle indicazioni, può essere associato a:

  • blefaroplastica superiore;
  • blefaroplastica inferiore;
  • correzione del canto laterale;
  • terapia autologa rigenerativa;
  • minilifting mandibolare;
  • lifting del collo;
  • trattamento delle bande platismatiche;
  • liposuzione selettiva del collo.

Non tutti i pazienti necessitano delle stesse procedure. Ogni associazione deve essere stabilita dopo una valutazione anatomica e clinica completa.

Come si svolge l’intervento?

Il lifting endoscopico può essere eseguito in anestesia generale o, in casi selezionati, con sedazione associata ad anestesia locale.

Attraverso le incisioni nascoste tra i capelli, il chirurgo crea gli accessi necessari per raggiungere le strutture da trattare.

L’endoscopio consente di visualizzare i piani profondi e di proteggere le principali strutture nervose e vascolari. I tessuti vengono quindi liberati dalle adesioni che ne limitano il movimento e riposizionati attraverso punti di sospensione personalizzati.

La durata dell’intervento varia in base alle zone trattate e alle eventuali procedure associate.

I vettori di sollevamento vengono personalizzati sulla specifica anatomia del paziente, tenendo conto delle proporzioni del volto, della direzione di discesa dei tessuti e del risultato desiderato. Un approccio su misura è fondamentale per ottenere un ringiovanimento naturale, armonico e rispettoso dell’identità individuale.

Recupero dopo il lifting endoscopico

Dopo il lifting endoscopico possono comparire gonfiore, ecchimosi e una sensazione temporanea di tensione.

Nei primi giorni sono possibili:

  • edema della fronte e della regione perioculare;
  • lividi;
  • temporanea riduzione della sensibilità;
  • tensione del cuoio capelluto;
  • asimmetrie transitorie legate al gonfiore;
  • lieve difficoltà nei movimenti della fronte.

Può essere applicato un bendaggio moderatamente compressivo per sostenere i tessuti e contenere l’edema.

La ripresa della vita sociale avviene frequentemente nell’arco di circa due settimane, ma i tempi possono variare in relazione all’estensione dell’intervento, alla capacità individuale di guarigione e alle procedure associate.

Il risultato continua a migliorare nei mesi successivi, mentre il gonfiore si riduce e i tessuti si stabilizzano.

Quando si vedono i risultati?

Un primo cambiamento può essere osservato già dopo la riduzione dell’edema iniziale.

Il risultato, tuttavia, non deve essere valutato nei primi giorni. Il gonfiore può alterare temporaneamente la posizione delle sopracciglia, la forma dello sguardo e la simmetria del volto.

Con il passare delle settimane, i tessuti assumono progressivamente una posizione più naturale. Il processo di guarigione e stabilizzazione prosegue per alcuni mesi.

L’obiettivo non è rendere il volto immobile o privo di espressione, ma recuperare un aspetto più riposato, armonico e coerente con l’identità del paziente.

Quanto dura il lifting endoscopico?

Il lifting endoscopico non interrompe il naturale processo di invecchiamento, ma riposiziona i tessuti e corregge alcuni dei cambiamenti già avvenuti.

La durata del risultato dipende da diversi fattori:

  • età del paziente;
  • qualità della pelle;
  • anatomia individuale;
  • grado di rilassamento iniziale;
  • estensione dell’intervento;
  • even;
  • esposizione solare;
  • fumo;
  • variazioni di peso;
  • stile di vita.

La stabilità non dipende esclusivamente dalle suture, ma dalla corretta liberazione dei tessuti e dalla loro guarigione nella nuova posizione.

Il lifting endoscopico è doloroso?

Il dolore postoperatorio è generalmente controllabile con la terapia prescritta dal chirurgo.

Nei primi giorni il paziente può avvertire soprattutto tensione, gonfiore, indolenzimento del cuoio capelluto e una sensazione di pressione nella regione frontale e temporale.

L’intensità dei sintomi varia in base all’estensione dell’intervento e alla sensibilità individuale.

Quali sono i rischi?

Il lifting endoscopico è un intervento chirurgico e non è privo di possibili complicanze.

Tra i rischi possono rientrare:

  • sanguinamento;
  • ematoma;
  • infezione;
  • alterazioni della sensibilità;
  • debolezza temporanea o permanente di alcuni muscoli;
  • asimmetrie;
  • cicatrici patologiche;
  • perdita localizzata di capelli vicino alle incisioni;
  • irregolarità del profilo;
  • alterazioni della posizione del sopracciglio;
  • alterazioni del canto laterale;
  • risultato differente dalle aspettative;
  • necessità di una correzione successiva.

Una conoscenza approfondita dell’anatomia, una pianificazione accurata e la corretta selezione del paziente sono fondamentali per ridurre i rischi.

Chi è il candidato ideale?

Il lifting endoscopico può essere indicato per uomini e donne che presentano:

  • sopracciglia basse;
  • sguardo stanco o appesantito;
  • discesa della regione temporale;
  • ptosi del canto laterale;
  • discesa degli zigomi;
  • aumento della distanza tra palpebra inferiore e guancia;
  • iniziale perdita di definizione mandibolare;
  • buona qualità cutanea;
  • desiderio di un risultato naturale;
  • desiderio di incisioni limitate e nascoste tra i capelli.

Non esiste un’età precisa per sottoporsi all’intervento. L’indicazione dipende soprattutto dall’anatomia e dal tipo di invecchiamento, non soltanto dal dato anagrafico.

Quando il lifting endoscopico non è sufficiente?

Il lifting endoscopico non rappresenta la soluzione ideale per ogni paziente.

In presenza di un eccesso cutaneo molto importante, di una marcata lassità del collo o di un rilassamento avanzato del terzo inferiore, può essere necessario un lifting cervico-facciale tradizionale o un approccio combinato.

Anche nei pazienti con scarsa densità dei capelli, particolari condizioni mediche o aspettative non realistiche, l’indicazione deve essere valutata con attenzione.

La scelta tra lifting endoscopico, minilifting e lifting tradizionale deve essere basata sulle reali caratteristiche del volto.

Lifting endoscopico o lifting tradizionale?

Il lifting endoscopico e il lifting tradizionale non sono due procedure intercambiabili.

Il lifting endoscopico è particolarmente efficace nel trattamento di:

  • fronte;
  • sopracciglia;
  • tempie;
  • regione perioculare;
  • zigomi;
  • terzo medio del volto.

Il lifting tradizionale può invece essere più indicato quando è necessario correggere un importante rilassamento della mandibola e del collo, associato a un significativo eccesso di pelle.

In alcuni pazienti le due filosofie chirurgiche possono essere integrate per trattare in modo completo le diverse aree del volto.

Risultati naturali e rispetto dell’identità

Un risultato naturale non dipende soltanto dalla quantità di sollevamento ottenuta.

È necessario rispettare:

  • forma originaria degli occhi;
  • posizione e disegno delle sopracciglia;
  • proporzioni tra fronte, zigomi e mandibola;
  • distribuzione naturale dei volumi;
  • espressività del paziente;
  • differenze anatomiche tra volto maschile e femminile.

La chirurgia estetica moderna non dovrebbe creare un volto standardizzato, ma valorizzare le caratteristiche individuali correggendo in modo selettivo i segni dell’invecchiamento.

L’importanza della visita specialistica

La consulenza è il primo passaggio per capire se il lifting endoscopico sia realmente indicato.

Durante la visita vengono valutati:

  • posizione delle sopracciglia;
  • forma e inclinazione dello sguardo;
  • qualità della pelle;
  • densità e posizione dei capelli;
  • distribuzione dei volumi;
  • posizione degli zigomi;
  • definizione mandibolare;
  • condizioni del collo;
  • precedenti trattamenti di medicina estetica;
  • eventuali interventi chirurgici già eseguiti.

Solo dopo questa analisi è possibile stabilire quali aree trattare e se associare una blefaroplastica, una terapia autologa rigenerativa o una procedura per il collo.

Il trattamento deve essere costruito sul singolo paziente attraverso precisione, pianificazione ed empatia.

Domande frequenti sul lifting endoscopico

Il lifting endoscopico modifica la forma degli occhi?

Può modificare delicatamente l’apertura e l’inclinazione dello sguardo quando viene associato al riposizionamento del canto laterale. L’obiettivo deve essere concordato durante la visita e adattato all’anatomia del paziente.

È possibile sollevare soltanto la coda del sopracciglio?

Sì, in pazienti selezionati è possibile concentrare il trattamento sulla regione temporale e sulla porzione laterale del sopracciglio. La procedura deve comunque mantenere un equilibrio con il resto della fronte e dello sguardo.

Il lifting endoscopico elimina le rughe?

Può migliorare alcune rughe causate dalla discesa dei tessuti o dall’attività dei muscoli frontali e glabellari. Non elimina però ogni ruga e non sostituisce necessariamente i trattamenti dedicati alla qualità della pelle.

Si può associare alla blefaroplastica?

Sì. Il lifting endoscopico può essere associato alla blefaroplastica superiore o inferiore quando sono presenti eccesso cutaneo, borse palpebrali o altre indicazioni specifiche.

Si può associare al grasso autologo?

Sì. La terapia autologa rigenerativa può essere utilizzata per recuperare selettivamente i volumi e migliorare la qualità dei tessuti nelle aree che presentano svuotamento.

Dopo quanto tempo si può tornare al lavoro?

Dipende dal tipo di attività e dall’estensione dell’intervento. In molti casi la vita sociale può essere ripresa dopo circa due settimane, mentre per lavori fisicamente impegnativi potrebbe essere necessario un periodo più lungo.

Il risultato è permanente?

Il riposizionamento ottenuto è duraturo, ma il volto continua naturalmente a invecchiare. La qualità e la durata del risultato dipendono dall’anatomia, dalla tecnica chirurgica e dallo stile di vita.

Quanto costa un lifting endoscopico?

Il costo dipende dalle aree trattate, dall’anestesia, dalla struttura chirurgica e dalle procedure eventualmente associate. Un preventivo corretto può essere elaborato soltanto dopo una visita specialistica.

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Fonti

  1. Endoscopic Deep Plane Facelift: A Classified Approach
  2. The Ponytail Lift: 22 Years of Experience in 600 Cases of Endoscopic Deep Plane Facial Rejuvenation
  3. The central oval of the face: tridimensional endoscopic rejuvenation
  4. Endoscopic, "Scarless" Composite Flap Face and Neck Lift

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