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Lifting Deep Plane - cos’è, come funziona e quali risultati può offrire
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Lifting Deep Plane - cos’è, come funziona e quali risultati può offrire

Scopri come funziona il lifting deep plane del viso e del collo, quali risultati può offrire, i tempi di recupero, le cicatrici e le differenze rispetto al lifting SMAS.

Dr. Leonardo Gaggio Garciadi Dr. Leonardo Gaggio Garcia · Chirurgo estetico e maxillo-facciale

Lifting deep plane del viso e del collo: cos’è, come funziona e quali risultati può offrire

Il lifting deep plane è una tecnica avanzata di chirurgia estetica facciale progettata per contrastare il rilassamento delle guance, la perdita di definizione mandibolare e l’invecchiamento del collo intervenendo sui piani anatomici profondi.

A differenza delle procedure basate prevalentemente sulla trazione della pelle, il lifting deep plane agisce sotto il sistema muscolo-aponeurotico superficiale, conosciuto come SMAS, e sul platisma. L’obiettivo non è “tirare” il volto, ma riposizionare in maniera armonica i tessuti che nel tempo sono scesi verso il basso.

Questo approccio può permettere di ottenere un ringiovanimento più naturale, evitando per quanto possibile l’aspetto eccessivamente teso, appiattito o artificiale che può derivare da una trazione cutanea non adeguatamente supportata dai tessuti profondi.

Che cos’è il lifting deep plane

Con il termine deep plane si indica il piano anatomico compreso tra il complesso SMAS-platisma e le strutture muscolari più profonde del volto.

Durante l’intervento, il chirurgo lavora al di sotto dello SMAS, liberando selettivamente alcuni legamenti di ritenzione che mantengono i tessuti ancorati alle strutture profonde. Dopo il rilascio, guancia, linea mandibolare e collo possono essere riposizionati come un’unità anatomica.

La cute rimane in larga parte collegata ai tessuti sottostanti. Per questo il risultato non dipende esclusivamente dalla tensione esercitata sulla pelle, ma dal corretto riposizionamento delle strutture profonde.

Come funziona un lifting deep plane

L’invecchiamento del volto non è causato soltanto da un eccesso di pelle. Nel tempo si verificano diversi cambiamenti:

  • discesa dei compartimenti adiposi della guancia;
  • perdita di proiezione della regione malare;
  • accentuazione del solco naso-labiale;
  • comparsa dei cosiddetti “bargigli” lungo la mandibola;
  • riduzione della definizione dell’angolo cervico-mandibolare;
  • lassità del platisma e dei tessuti del collo.

Il lifting deep plane cerca di correggere questi cambiamenti attraverso tre passaggi fondamentali: la dissezione nel corretto piano anatomico, il rilascio selettivo dei legamenti di ritenzione e il riposizionamento dei tessuti secondo vettori personalizzati.

La direzione del sollevamento non è uguale per tutti. Deve essere stabilita sulla base dell’anatomia, dell’età, della qualità cutanea e della distribuzione dei volumi del singolo paziente.

L'anatomia del lifting Deep Plane

Il ruolo dei legamenti di ritenzione del volto

I legamenti di ritenzione collegano i tessuti superficiali alle strutture profonde e contribuiscono alla stabilità del volto. Con l’invecchiamento, i tessuti mobili circostanti possono scendere e accumularsi in corrispondenza di questi punti fissi, rendendo più evidenti solchi, pieghe e cedimenti.

Tra le strutture più importanti vi sono:

  • legamenti zigomatici;
  • legamenti masseterini;
  • legamenti mandibolari;
  • strutture di ritenzione cervicali associate al platisma.

Il loro rilascio controllato può consentire una mobilizzazione più libera dei tessuti. Questo passaggio deve essere eseguito con precisione, perché il piano deep plane è strettamente correlato a strutture nervose e vascolari delicate.

I legamenti di ritenzione del volto agiscono come punti di fissazione, attorno ai quali i tessuti molli e i compartimenti adiposi vicini ruotano progressivamente quando, con l’età, diventano ptosici. Questo processo determina la formazione di solchi e pieghe, caratteristici segni dell’invecchiamento del volto.

Lifting deep plane e riposizionamento della guancia

Uno degli obiettivi principali della tecnica è il riposizionamento del compartimento adiposo malare.

Quando la guancia scende, il volto può apparire svuotato nella parte alta e più pesante inferiormente. Il solco naso-labiale diventa più marcato e la regione sotto-orbitaria può apparire maggiormente scavata o discontinua.

Il lifting deep plane non mira necessariamente ad aggiungere volume. In molti casi cerca prima di tutto di riportare verso l’alto quello già presente.

Il riposizionamento della guancia può contribuire a:

  • ripristinare una maggiore proiezione malare;
  • ammorbidire il solco naso-labiale;
  • migliorare la continuità tra palpebra inferiore e guancia;
  • alleggerire visivamente il terzo inferiore del volto;
  • ricreare proporzioni più giovanili senza sovraccaricare i tessuti.

Filler e lipofilling possono comunque avere un ruolo, ma devono essere utilizzati soltanto quando esiste una reale indicazione volumetrica e non come sostituti automatici del riposizionamento chirurgico.

Lo SMAS mobile è la principale struttura interessata dalla tecnica perché il suo ripozizionamnto permette il sollevamento in una conformazione piu giovanile dei tessuti della guancia e un'attenuazione delle line naso-labiali.

Lifting deep plane del volto e lifting del collo

Il lifting deep plane facciale interessa prevalentemente guancia, mandibola e tessuti del terzo medio e inferiore del volto.

Quando il rilassamento coinvolge anche il collo, la procedura può essere estesa al platisma e associata a un lifting cervicale.

Il trattamento del collo può includere:

  • mobilizzazione laterale del platisma;
  • correzione delle bande platismatiche;
  • platismoplastica mediana;
  • rimozione selettiva del grasso sottomentoniero;
  • trattamento mirato della regione sottomandibolare;
  • ridefinizione dell’angolo cervico-mandibolare.

Non tutti i pazienti necessitano delle stesse manovre. In alcuni casi è sufficiente il riposizionamento laterale; in altri è necessario intervenire anche attraverso una piccola incisione sotto il mento.

La ritidectomia o lifting deep plane crea un lembo composito costituito da cute, tessuto adiposo sottocutaneo e grasso malare, medialmente al muscolo zigomatico maggiore, dopo il rilascio dei legamenti zigomatico-cutanei. La passita cervicale viene risolta tramite la miotomia e la trazione del muscolo platisma.

Lifting deep plane e lifting SMAS: quali differenze ci sono

Il termine lifting SMAS comprende tecniche differenti. Alcune prevedono una plicatura dello SMAS, altre una sua resezione o mobilizzazione più estesa.

Nel lifting SMAS tradizionale, la pelle viene generalmente separata più ampiamente dai tessuti sottostanti e lo SMAS viene successivamente messo in tensione o ripiegato.

Nel lifting deep plane, invece, cute e SMAS vengono mobilizzati maggiormente come un unico blocco, dopo essere entrati nel piano profondo e aver liberato i legamenti che impediscono la risalita dei tessuti.

Le principali differenza tra lifting Deep Plane e SMAS

Non è corretto affermare che una tecnica sia sempre superiore all’altra. La scelta deve dipendere dall’anatomia del paziente, dall’esperienza del chirurgo e dagli obiettivi dell’intervento.

Il vettore di sollevamento

Un lifting naturale non consiste nel tirare il volto semplicemente verso l’orecchio.

Una trazione eccessivamente orizzontale può appiattire la guancia e alterare la forma degli occhi o della bocca. Per questo il vettore viene spesso orientato in una direzione più verticale o supero-obliqua.

L’angolazione ideale non è universale. Deve essere personalizzata in base a:

  • grado di discesa dei tessuti;
  • struttura ossea;
  • posizione della guancia;
  • forma mandibolare;
  • qualità del collo;
  • età biologica e cronologica del paziente.

La pianificazione del vettore è uno degli aspetti più importanti dell’intervento.

Il vettore del lembo SMAS-muscolo platisma viene sollevato in direzione prevalentemente verticale e antigrafitazionale, mentre la cute viene riposizionato senza alcuna tensione secondo un vettore supero-laterale

Le incisioni e le cicatrici

Le incisioni vengono normalmente posizionate in aree poco visibili:

  • nella regione temporale, all’interno o in prossimità dei capelli;
  • davanti all’orecchio, seguendo le pieghe naturali;
  • all’interno del trago, quando indicato;
  • dietro l’orecchio e lungo l’attaccatura dei capelli;
  • sotto il mento, soltanto quando necessario.

La qualità della cicatrice dipende da diversi fattori, tra cui genetica, qualità cutanea, esposizione solare, fumo, tensione sulla sutura e corretto rispetto delle indicazioni postoperatorie.

Una chiusura priva di eccessiva tensione può contribuire a rendere le cicatrici più discrete e a ridurre il rischio di deformazioni del lobo auricolare.

Quanto dura il risultato

La durata del lifting dipende da numerosi elementi:

  • tecnica utilizzata;
  • qualità dei tessuti;
  • età;
  • genetica;
  • variazioni di peso;
  • esposizione solare;
  • fumo;
  • stile di vita;
  • qualità del mantenimento postoperatorio.

Il lifting non arresta l’invecchiamento, ma può riportare indietro la posizione dei tessuti. Il paziente continuerà quindi a invecchiare a partire da una condizione anatomica migliorata.

Le tecniche che intervengono sui piani profondi possono offrire risultati stabili nel tempo, ma non è corretto promettere una durata identica per ogni persona.

Tempi di recupero

Dopo un lifting deep plane sono comuni edema, tensione, alterazioni temporanee della sensibilità ed ecchimosi.

In linea generale:

  • nei primi giorni il gonfiore è più evidente;
  • dopo circa due settimane molti pazienti risultano socialmente presentabili;
  • l’edema residuo può durare diverse settimane;
  • l’assestamento dei tessuti continua per alcuni mesi;
  • le cicatrici maturano progressivamente nell’arco di molti mesi.

Il recupero varia in funzione dell’estensione dell’intervento e delle procedure associate, come blefaroplastica, lipofilling, lifting temporale o platismoplastica.

Possibili rischi e complicanze

Il lifting deep plane è un intervento chirurgico complesso. I possibili rischi comprendono:

  • ematoma;
  • infezione;
  • sieroma;
  • ritardo di guarigione;
  • alterazioni della sensibilità;
  • sofferenza cutanea;
  • cicatrici visibili;
  • asimmetrie;
  • alopecia lungo le incisioni;
  • debolezza temporanea o, più raramente, permanente di rami del nervo facciale;
  • irregolarità del profilo;
  • necessità di revisione.

La conoscenza dell’anatomia e l’esperienza specifica nella chirurgia del volto sono fondamentali per ridurre il rischio, ma nessun intervento può essere considerato completamente privo di complicanze.

Chi è un buon candidato

Il lifting deep plane può essere indicato nei pazienti che presentano:

  • discesa delle guance;
  • perdita di definizione mandibolare;
  • rilassamento del collo;
  • solchi naso-labiali accentuati;
  • jowling;
  • lassità dei tessuti profondi;
  • aspettative realistiche;
  • buono stato di salute generale.

Non è sempre necessario attendere un’età precisa. L’indicazione dipende più dalla qualità e dalla posizione dei tessuti che dal numero anagrafico.

Nei pazienti con invecchiamento iniziale possono essere più appropriate procedure meno estese, mentre nei quadri avanzati può essere necessario associare più interventi.

Lifting deep plane: risultati naturali, non trasformazioni standardizzate

Il vero obiettivo del lifting non dovrebbe essere modificare l’identità del paziente, ma ripristinare proporzioni più armoniche e una posizione più giovanile dei tessuti.

Un buon risultato dovrebbe:

  • mantenere riconoscibile il volto;
  • evitare un aspetto eccessivamente teso;
  • rispettare la forma degli occhi e della bocca;
  • preservare le caratteristiche individuali;
  • migliorare guancia, mandibola e collo in modo coerente;
  • apparire naturale anche durante il movimento.

Ogni intervento deve essere pianificato sulla specifica anatomia del paziente. Non esiste un vettore, una quantità di pelle da rimuovere o una tecnica identica per tutti.

L’approccio del Dr. Leonardo Gaggio

Nella mia pratica considero il lifting come un intervento di riposizionamento anatomico, non come una semplice rimozione di pelle.

La valutazione comprende lo studio del supporto osseo, dei compartimenti adiposi, dei legamenti di ritenzione, dello SMAS, del platisma e della qualità cutanea.

La scelta tra lifting deep plane, lifting SMAS, lifting cervicale, lifting endoscopico o procedure combinate viene effettuata solo dopo una visita accurata e una pianificazione personalizzata.

L’obiettivo è ottenere un ringiovanimento naturale ed elegante, rispettando l’identità del volto e limitando l’effetto artificiale o eccessivamente tirato.

A, illustrazione che mostra come sia possibile ottenere un aumento del volume del terzo medio del volto mediante il sollevamento dei compartimenti adiposi malari discesi, senza aggiungere ulteriore volume al viso. Ciò richiede il rilascio del legamento zigomatico-cutaneo, affinché i compartimenti adiposi malari possano essere mobilizzati secondo un vettore di sollevamento verticale (al centro). B, vista preoperatoria. C, vista postoperatoria a 8 mesi di una donna di 51 anni sottoposta a lifting deep plane esteso. Si osservi il ripristino del volume del terzo medio del volto ottenuto attraverso il riposizionamento dei compartimenti adiposi della guancia.

Domande frequenti

La tecnica nasce proprio per limitare la dipendenza dalla tensione cutanea. Il risultato, tuttavia, dipende dalla corretta esecuzione, dalla direzione dei vettori e dalla quantità di tessuto mobilizzato. Anche una tecnica profonda può risultare innaturale quando viene pianificata o eseguita in modo scorretto.

Sì. Il rilascio dei legamenti zigomatici può consentire di riposizionare verso l’alto i tessuti malari discesi, migliorando la proiezione della guancia e la continuità tra palpebra inferiore e regione malare.

No. Dipende dal grado di lassità cervicale. Nei pazienti con collo ben definito può essere sufficiente trattare il volto; nei casi con gozzo, bande platismatiche o perdita dell’angolo cervico-mandibolare può essere indicato associare un lifting cervicale.

Può attenuarlo attraverso il riposizionamento della guancia, ma raramente lo elimina completamente. Una parte del solco è anatomica e deve essere conservata per mantenere un risultato naturale.

Non sempre. Il riposizionamento della guancia può recuperare parte del volume perso per discesa. Filler o grasso autologo vengono aggiunti solo in presenza di una reale perdita volumetrica o di specifiche indicazioni. La Terapia Rigenerativa Autologa rimane una valida procedura per migliorare la qualità della pelle e correggere piccole perdite di volume.

La durata varia in base all’estensione della procedura e agli interventi associati. Un lifting combinato del volto e del collo richiede generalmente diverse ore.

Molti pazienti possono riprendere attività non fisicamente impegnative dopo circa due settimane, ma edema e segni residui possono persistere più a lungo.

Le incisioni vengono progettate per essere nascoste nelle pieghe auricolari e tra i capelli. La loro visibilità dipende dalla guarigione individuale, ma solitamente sono quasi invisibili.

Non esiste un’età prestabilita. L’indicazione dipende dal grado di rilassamento dei tessuti, dalla qualità cutanea e dagli obiettivi del paziente.

Il riposizionamento è duraturo, ma l’invecchiamento continua. Il volto non torna improvvisamente alla condizione iniziale, ma cambia gradualmente nel corso degli anni.

Non in modo assoluto. Entrambe le tecniche possono dare ottimi risultati. La scelta dipende dall’anatomia del paziente, dalle competenze specifiche del chirurgo e dalle indicazioni per ottenere il risultato desiderato dal paziente.

Tra i rischi figurano ematoma, infezione, alterazioni della sensibilità, cicatrici, asimmetrie e danni temporanei o permanenti ai rami del nervo facciale. Una valutazione specialistica è indispensabile.

Fonti

  1. The minimal access deep plane extended vertical facelift
  2. Vertical neck lifting
  3. The Deep Plane versus SMAS Facelift: A Systematic Review and Meta-Analysis
  4. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32503718/

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