TAR, lipofilling facciale e filler esogeni - differenze, vantaggi, durata e indicazioni
Scopri le differenze tra Terapia Autologa Rigenerativa, lipofilling e filler esogeni
di Dr. Leonardo Gaggio Garcia · Chirurgo estetico e maxillo-faccialeTAR, lipofilling facciale e filler - quali sono le differenze?
La perdita di volume, il peggioramento della qualità cutanea e la discesa dei tessuti sono fenomeni differenti, che non dovrebbero essere trattati automaticamente con la stessa procedura.
Per recuperare i volumi del volto e migliorare alcuni segni dell’invecchiamento si possono utilizzare due grandi categorie di trattamenti di medicina estetica:
- i filler esogeni, come l’acido ialuronico e alcuni materiali biostimolanti;
- il tessuto adiposo autologo, prelevato dallo stesso paziente e utilizzato attraverso il lipofilling tradizionale o nell’ambito della Terapia Autologa Rigenerativa, chiamata TAR.
TAR e lipofilling facciale condividono quindi lo stesso materiale di partenza, il grasso del paziente, ma possono differire per finalità, quantità utilizzate, modalità di processazione, dimensione dei cluster adiposi e profondità di innesto.
I filler, invece, sono prodotti standardizzati introdotti dall’esterno. Permettono correzioni precise e modulabili, ma non possiedono la stessa complessità biologica del tessuto adiposo.
Non esiste un trattamento universalmente superiore. TAR, lipofilling e filler rispondono a indicazioni differenti e possono essere complementari, purché la scelta derivi da una diagnosi corretta del volto e non dalla semplice volontà di aggiungere volume.
Che cos’è la Terapia Autologa Rigenerativa?
La Terapia Autologa Rigenerativa, o TAR, comprende trattamenti che utilizzano tessuti e componenti biologiche prelevati dallo stesso paziente.
Nel trattamento del volto, la TAR impiega principalmente il tessuto adiposo autologo con un duplice obiettivo:
- ripristinare, quando necessario, piccoli o moderati deficit volumetrici;
- favorire il miglioramento biologico e qualitativo dei tessuti.
Il grasso non è infatti soltanto una sostanza capace di occupare uno spazio. È un tessuto biologicamente attivo costituito da:
- adipociti;
- matrice extracellulare;
- cellule progenitrici;
- componenti della frazione stromale vascolare;
- cellule stromali derivate dal tessuto adiposo;
- mediatori biologici coinvolti nei processi di riparazione.
Le componenti stromali e cellulari del tessuto adiposo possono contribuire a processi di angiogenesi, immunomodulazione e segnalazione paracrina. Per questo la TAR non viene descritta semplicemente come una procedura di riempimento, ma come un trattamento orientato anche alla qualità, alla vitalità e alla fisiologia dei tessuti.
Che cos’è il lipofilling facciale?
Il lipofilling facciale, chiamato anche innesto di grasso autologo o “facial fat grafting”, consiste nel trasferire tessuto adiposo da una zona del corpo a una o più aree del volto.
La procedura comprende generalmente tre fasi:
- Prelievo: il grasso viene aspirato da una zona donatrice, frequentemente addome, fianchi o cosce.
- Processazione: il lipoaspirato viene preparato mediante decantazione, lavaggio, filtrazione, centrifugazione o processazione meccanica.
- Innesto: il tessuto viene distribuito nei piani facciali attraverso cannule o aghi adeguati alla dimensione dei cluster adiposi.
Nel lipofilling tradizionale la finalità principale è generalmente volumetrica e strutturale.
Può essere utilizzato per correggere:
- svuotamento degli zigomi;
- perdita di volume delle tempie;
- depressioni del volto;
- asimmetrie;
- atrofie dei tessuti molli;
- deformità congenite o acquisite;
- esiti traumatici;
- esiti oncologici;
- cicatrici e retrazioni selezionate.
La parte di grasso che riesce a rivascolarizzarsi e ad attecchire può integrarsi stabilmente nei tessuti riceventi e rimanere indefinitamente. Una quota variabile, tuttavia, viene fisiologicamente riassorbita.
Zone di prelievo del grasso e gestione dell’area donatrice
TAR e lipofilling utilizzano entrambi il tessuto adiposo del paziente, ma non sono termini perfettamente sovrapponibili.
Il lipofilling tradizionale impiega solitamente quantità maggiori di grasso e ricerca prevalentemente:
- recupero volumetrico;
- sostegno strutturale;
- correzione ricostruttiva.
La TAR utilizza spesso volumi più contenuti e preparazioni maggiormente orientate alla distribuzione fine e alla componente biologica del trattamento.
In termini semplici:
- il lipofilling tradizionale è soprattutto volumizzante e ricostruttivo;
- la TAR associa al reintegro dei volumi una finalità rigenerativa più marcata;
- le due metodiche possono sovrapporsi all’interno dello stesso trattamento.
La distinzione non dipende soltanto dal nome, ma soprattutto da come il tessuto viene prelevato, processato e innestato.
Zone di prelievo del grasso e gestione dell’area donatrice
Il tessuto adiposo utilizzato per la TAR o per il lipofilling facciale viene prelevato da una zona donatrice dello stesso paziente. Le sedi più frequentemente utilizzate sono l’addome, i fianchi e le cosce, ma la scelta dipende dalla disponibilità di tessuto adiposo, dal volume necessario e dalle caratteristiche anatomiche individuali.
Il prelievo viene generalmente eseguito attraverso incisioni molto piccole, dopo infiltrazione anestetica dell’area. Il grasso viene aspirato con cannule dedicate, preservando la vitalità del tessuto.
Dopo la procedura, nella zona donatrice possono comparire gonfiore, ecchimosi, lieve dolore o temporanee irregolarità. In base all’estensione del prelievo, possono essere consigliati medicazioni e indumenti compressivi. Nelle procedure di piccolo volume, tipiche della TAR facciale, il recupero dell’area donatrice è generalmente più contenuto rispetto a un lipofilling tradizionale più esteso.
Macrofat, microfat e nanofat: quali sono le differenze?
Il grasso autologo non è un materiale uniforme. Può essere preparato in forme differenti sulla base delle dimensioni dei cluster adiposi e della finalità clinica.
Solitamente le tipologie di tessuto adiposo processato vengono distinte in:
- macrofat: cluster superiori a circa 1.200 μm;
- microfat: cluster indicativamente compresi tra 500 e 1.000 μm;
- nanofat: frazione ottenuta mediante processazione più intensa, con particelle indicativamente comprese tra 200 e 400 μm.
Questa classificazione indicativa non rappresenta soltanto una differenza dimensionale. La grandezza delle particelle condiziona:
- il piano anatomico di iniezione;
- il diametro della cannula o dell’ago;
- la capacità volumizzante;
- la distribuzione nei tessuti;
- la velocità di rivascolarizzazione;
- la finalità prevalentemente strutturale o rigenerativa.
Macrofat: per il ripristino volumetrico profondo
Il macrofat contiene cluster adiposi di dimensioni maggiori e conserva una spiccata capacità volumizzante.
Viene utilizzato soprattutto nei piani profondi, quando è necessario:
- recuperare un deficit strutturale;
- aumentare la proiezione di un’area;
- correggere depressioni profonde;
- trattare perdite di volume più importanti.
La dimensione maggiore richiede cannule adeguate e una distribuzione precisa in piccole quantità. Cluster troppo grandi o accumulati in un unico deposito possono incontrare maggiori difficoltà nella rivascolarizzazione.
Per questo il grasso viene generalmente posizionato mediante piccoli tunnel, aumentando la superficie di contatto con i tessuti riceventi.
Microfat: volume delicato e distribuzione più uniforme
Il microfat è costituito da cluster più piccoli rispetto al grasso tradizionale.
Mantiene una capacità volumizzante, ma può essere distribuito in maniera più uniforme e in piani relativamente più superficiali.
Le particelle di dimensioni ridotte possono favorire:
- una maggiore superficie di contatto con i tessuti;
- una distribuzione multilivello più regolare;
- una rivascolarizzazione potenzialmente più rapida;
- una riduzione del rischio di irregolarità;
- una minore risposta infiammatoria locale;
- un reintegro volumetrico più delicato.
Il microfat può essere utilizzato anche attraverso tecniche come lo SNIF, acronimo di Sharp-Needle Intradermal Fat Grafting, nelle quali il tessuto opportunamente preparato viene innestato con aghi sottili.
La possibilità di utilizzare particelle più piccole amplia le indicazioni nei piani superficiali, ma richiede una rigorosa compatibilità tra dimensione dei cluster, diametro dello strumento e tecnica d’iniezione.
Nanofat: finalità prevalentemente rigenerativa
Il nanofat viene ottenuto attraverso una processazione meccanica più intensa, emulsificazione o filtrazione del tessuto adiposo.
A differenza del macrofat e del microfat, possiede una capacità volumizzante molto ridotta o non clinicamente significativa.
La sua finalità è principalmente rigenerativa e quindi legata alle componenti stromali e biologiche del tessuto adiposo.
Può essere impiegato, in pazienti correttamente selezionati, per migliorare:
- texture cutanea;
- qualità della pelle;
- discromie;
- rugosità superficiali;
- cute sottile o danneggiata;
- esiti cicatriziali;
- aree nelle quali la finalità rigenerativa è più importante del volume.
Il nanofat non dovrebbe quindi essere presentato come un filler capace di produrre una proiezione strutturale. Il suo ruolo è differente e riguarda soprattutto il trattamento biologico dei tessuti superficiali.
Che cosa sono i filler esogeni?
I filler esogeni sono materiali prodotti industrialmente e introdotti nell’organismo per correggere un volume, sostenere un tessuto o modificare il profilo di una determinata area.
Il filler più utilizzato è quello a base di acido ialuronico.
Esistono numerose formulazioni, differenti per:
- concentrazione;
- reticolazione;
- elasticità;
- viscosità;
- coesività;
- capacità di proiezione;
- comportamento nei tessuti;
- durata.
Esistono inoltre filler e prodotti biostimolanti, tra cui:
- idrossiapatite di calcio, o CaHA;
- acido poli-L-lattico, o PLLA;
- policaprolattone, o PCL.
I biostimolanti possono favorire la produzione di collagene, ma rimangono materiali esogeni e non replicano integralmente la complessità biologica del tessuto adiposo autologo.
Differenze tra TAR, lipofilling e filler esogeni
1. Origine del materiale
TAR e lipofilling utilizzano tessuto adiposo appartenente allo stesso paziente.
I filler utilizzano invece un prodotto esterno e industrialmente preparato.
Il grasso autologo non presenta immunogenicità legata a un biomateriale estraneo e non comporta il rischio di granuloma da corpo estraneo dovuto al materiale iniettato.
Questo non significa che il lipofilling sia privo di complicanze. Possono verificarsi irregolarità, necrosi adiposa, cisti oleose, infezioni o eventi vascolari.
La differenza riguarda la natura delle complicanze, nel caso di TAR e lipofilling non derivano da una reazione immunologica contro un materiale esogeno.
2. Standardizzazione
I filler sono prodotti con caratteristiche certificate e riproducibili.
Il medico può conoscere:
- composizione;
- concentrazione;
- proprietà reologiche;
- capacità di sostegno;
- comportamento meccanico;
- indicazioni suggerite dal produttore.
Il tessuto adiposo è invece un materiale biologicamente variabile.
Le sue caratteristiche dipendono da:
- età del paziente;
- indice di massa corporea;
- stato metabolico;
- qualità del tessuto adiposo;
- sede e profondità del prelievo;
- pressione di aspirazione;
- diametro della cannula;
- tecnica di processazione;
- esposizione all’aria;
- numero di trasferimenti tra siringhe;
- modalità di iniezione.
La TAR offre quindi un’elevata biocompatibilità, ma introduce una variabilità biologica che non può essere completamente eliminata.
3. Effetto biologico
Il filler agisce principalmente attraverso un effetto meccanico:
- occupa uno spazio;
- sostiene un compartimento;
- aumenta la proiezione;
- modifica un contorno.
La TAR utilizza invece un tessuto che comprende matrice extracellulare, componente vascolo-stromale e cellule staminali derivate dal tessuto adiposo.
Queste componenti possono contribuire a:
- angiogenesi;
- immunomodulazione;
- segnalazione paracrina;
- rimodellamento della matrice;
- miglioramento della qualità cutanea.
4. Prevedibilità volumetrica
I filler, soprattutto quelli a base di acido ialuronico, offrono generalmente una correzione più facilmente quantificabile.
La quantità iniettata produce un effetto relativamente prevedibile, anche se il risultato finale dipende da edema, compressione, integrazione del prodotto e caratteristiche anatomiche del paziente.
Nel lipofilling, una parte del volume trasferito viene riassorbita.
La letteratura scientifica attesta la ritenzione volumetrica media del grasso facciale intorno al il 50%, con risultati compresi tra il 26% e l’83% a 3–24 mesi.
Questa ampia variabilità rappresenta uno dei principali limiti del grasso autologo.
5. Durata
I filler a base di acido ialuronico presentano una durata variabile in relazione a:
- formulazione;
- reticolazione;
- sede trattata;
- quantità iniettata;
- mobilità dell’area;
- metabolismo individuale.
Nel materiale fornito viene indicata una durata generalmente compresa tra 6 e 18 mesi per i filler HA, mentre alcuni materiali biostimolanti possono produrre effetti più prolungati.
Il grasso che attecchisce può invece persistere a lungo e comportarsi come il normale tessuto adiposo del paziente.
Il punto di forza di lipofilling e TAR è quindi la potenziale longevità della quota sopravvissuta. Il limite è l’impossibilità di prevedere con precisione quanto tessuto attecchirà.
6. Reversibilità
I filler a base di acido ialuronico possono essere degradati mediante ialuronidasi, quando clinicamente indicato.
Questa possibilità può essere utile in caso di:
- sovracorrezione;
- irregolarità;
- edema persistente;
- posizionamento non ottimale;
- alcune complicanze vascolari.
Il grasso autologo non dispone di un equivalente farmacologico.
Eventuali eccessi, asimmetrie o irregolarità devono essere valutati individualmente e possono richiedere osservazione, trattamenti correttivi o procedure chirurgiche.
7. Volumi trattabili
Il lipofilling è particolarmente utile quando devono essere recuperati volumi moderati o ampi.
Utilizzare grandi quantità di filler può diventare poco conveniente o poco appropriato per:
- costo cumulativo;
- quantità di materiale;
- rischio di appesantimento;
- necessità di ripetere il trattamento.
I filler rimangono invece molto efficaci quando serve:
- correggere un dettaglio;
- definire un contorno;
- ottenere una proiezione precisa;
- trattare un’area limitata;
- simulare un tessuto più strutturato.
8. Complessità della procedura
Un filler può essere eseguito attraverso una procedura ambulatoriale rapida, senza necessità di una zona donatrice.
Il lipofilling e la TAR comprendono invece:
- preparazione dell’area donatrice;
- infiltrazione anestetica;
- aspirazione del grasso;
- processazione del lipoaspirato;
- eventuale emulsificazione o filtrazione;
- preparazione delle diverse frazioni;
- innesto nei piani anatomici selezionati.
La TAR e il lipofilling sono quindi procedure tecnicamente più articolate e maggiormente dipendenti dalla formazione dell’operatore.

Vantaggi della TAR e del lipofilling facciale
Biocompatibilità autologa
Il materiale appartiene al paziente stesso.
Non si introduce quindi un biomateriale estraneo e non esiste immunogenicità legata al prodotto innestato.
Potenziale miglioramento della qualità cutanea
Il tessuto adiposo contiene componenti biologicamente attive che possono contribuire alla qualità dei tessuti oltre il semplice recupero del volume.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle preparazioni più fini, come microfat e nanofat.
Risultato morbido e integrato
Il grasso ha caratteristiche fisiche simili ai normali compartimenti adiposi del volto.
Quando viene correttamente distribuito, può produrre un risultato morbido, armonico e integrato nei tessuti.
Possibilità di trattare piani differenti
Le diverse frazioni permettono di personalizzare la procedura:
- macrofat per i piani profondi;
- microfat per una volumizzazione più delicata;
- nanofat per una finalità prevalentemente rigenerativa.
Correzione di volumi più ampi
Il lipofilling può essere utilizzato quando il deficit volumetrico è più esteso e l’impiego di grandi quantità di filler risulterebbe poco pratico.
Potenziale durata
La parte di tessuto che attecchisce può persistere a lungo e ridurre la necessità di trattamenti periodici frequenti.
Limiti della TAR e del lipofilling facciale
Attecchimento variabile
Non è possibile prevedere con assoluta precisione quale percentuale di tessuto sopravvivrà.
La ritenzione varia in relazione al paziente, alla tecnica e alla vascolarizzazione dell’area ricevente.
Possibilità di più sedute
Il riassorbimento iniziale può rendere necessari più trattamenti di lipofilling. Bisogna poi ricordare che la finalità rigenerativa della TAR presuppone comunque trattamenti continui nel tempo se si vuole sfruttare al massimo le proprietà biologiche del tessuto adiposo.
Necessità di una zona donatrice
Il prelievo interessa un’altra area del corpo e può determinare:
- edema;
- ecchimosi;
- fastidio;
- temporanee irregolarità;
- necessità di medicazioni o compressione.
Maggiore dipendenza dall’operatore
Prelievo, processazione e iniezione contribuiscono tutti al risultato.
Pressioni eccessive, esposizione prolungata all’aria, ripetuti trasferimenti e tecniche di iniezione traumatiche possono ridurre la vitalità del tessuto.
Assenza di reversibilità farmacologica
Il grasso non può essere sciolto con un enzima equivalente alla ialuronidasi.
Possibili complicanze
Le complicanze possono comprendere:
- irregolarità;
- asimmetrie;
- riassorbimento eccessivo;
- ipertrofia del grasso;
- necrosi adiposa;
- noduli;
- infezione;
- iniezione intravascolare.
Vantaggi dei filler esogeni
I filler rimangono estremamente utili quando si ricerca:
- elevata precisione;
- correzione localizzata;
- risultato immediato;
- modulabilità;
- assenza di zona donatrice;
- tempi procedurali più contenuti;
- maggiore prevedibilità iniziale;
- reversibilità nel caso dell’acido ialuronico.
La disponibilità di formulazioni differenti permette inoltre di selezionare prodotti più:
- morbidi per i piani superficiali;
- elastici per le aree mobili;
- strutturati per il sostegno profondo;
- proiettivi per definire profili specifici.
Limiti e possibili complicanze dei filler
I filler sono temporanei e possono richiedere trattamenti ripetuti.
Le possibili complicanze comprendono:
- edema;
- ecchimosi;
- irregolarità;
- effetto Tyndall;
- migrazione;
- noduli;
- infezioni;
- reazioni infiammatorie;
- granulomi;
- occlusione vascolare.
L’uso ripetuto o eccessivo può inoltre produrre:
- perdita di naturalezza;
- sovracorrezione;
- appesantimento del volto;
- alterazione delle proporzioni;
- edema persistente;
- accumulo di prodotto.
- sindrome da overfilling facciale
Non tutti i segni dell’invecchiamento dipendono dalla perdita di volume. Quando il problema principale è la discesa dei tessuti, aggiungere grandi quantità di filler può non correggere la causa e può accentuare la pesantezza del volto.
È meglio la TAR, il lipofilling o il filler?
Non esiste un trattamento migliore in assoluto, ma ognuna di queste procedure ha le sue indicazioni.
Quando può essere preferibile il filler?
Il filler può essere più indicato quando si desidera:
- una correzione molto precisa;
- un trattamento limitato a una piccola area;
- un risultato immediato;
- una procedura rapida;
- una modifica temporanea;
- una maggiore prevedibilità;
- la reversibilità dell’acido ialuronico;
- un materiale con elevata capacità di sostegno o proiezione.
Quando possono essere preferibili TAR e lipofilling?
Il grasso autologo può essere considerato quando si ricerca:
- un trattamento autologo;
- un risultato morbido e integrato;
- un recupero volumetrico diffuso;
- una possibile azione sulla qualità cutanea;
- una correzione potenzialmente duratura;
- il trattamento di deficit volumetrici importanti;
- l’associazione con un intervento chirurgico;
- il trattamento di cicatrici, atrofie o esiti traumatici selezionati.
TAR e filler possono essere associati
Il grasso può recuperare volumi diffusi e migliorare la qualità dei tessuti, mentre il filler può rifinire aree specifiche che richiedono:
- maggiore precisione;
- proiezione;
- definizione;
- caratteristiche meccaniche differenti.
Le due metodiche dovrebbero essere considerate complementari più che rigidamente alternative.
TAR, lipofilling e chirurgia estetica del volto
La TAR e il lipofilling possono essere eseguiti come procedure isolate o associati a:
- lifting endoscopico;
- lifting cervico-facciale;
- blefaroplastica;
- rinoplastica;
- chirurgia delle cicatrici;
- correzione di esiti traumatici;
- procedure ricostruttive.
L’associazione consente di intervenire contemporaneamente su:
- posizione dei tessuti;
- perdita di volume;
- qualità cutanea;
- proporzioni del volto;
- cicatrici e retrazioni.
Il lipofilling, tuttavia, non sostituisce il lifting.
Il grasso recupera il volume, mentre il lifting riposiziona i tessuti scesi. Quando è presente una lassità significativa, aggiungere soltanto volume può non correggere il problema e può appesantire ulteriormente il volto.
Sicurezza: è più sicuro il grasso autologo o il filler?
Entrambe le procedure richiedono un’approfondita conoscenza dell’anatomia facciale.
Il grasso autologo elimina le reazioni immunologiche legate a un biomateriale estraneo, ma presenta rischi specifici, tra cui irregolarità, necrosi adiposa e iniezione intravascolare.
I filler presentano rischi differenti, come reazioni infiammatorie, noduli, granulomi, migrazione e occlusione vascolare.
Nel caso dell’acido ialuronico, la disponibilità della ialuronidasi rappresenta un vantaggio terapeutico, ma non rende la procedura priva di rischi.
Il trattamento dovrebbe essere eseguito da un medico con:
- formazione specifica;
- conoscenza dell’anatomia;
- capacità di selezionare il paziente;
- padronanza della tecnica;
- capacità di riconoscere e gestire tempestivamente le complicanze.
Conclusioni
TAR, lipofilling facciale e filler esogeni rappresentano strumenti differenti per il trattamento del volto.
La Terapia Autologa Rigenerativa utilizza il grasso del paziente con l’obiettivo di associare il recupero di piccoli volumi a una finalità biologica e rigenerativa.
Il lipofilling tradizionale utilizza lo stesso tessuto soprattutto per ripristinare volumi più importanti e ottenere una correzione strutturale o ricostruttiva.
I filler esogeni permettono invece correzioni provvisorie precise, immediate e maggiormente prevedibili. Nel caso dell’acido ialuronico offrono anche il vantaggio della reversibilità mediante ialuronidasi.
Il grasso autologo presenta:
- elevata biocompatibilità;
- potenziale attività biologica;
- possibilità di trattare volumi più ampi;
- risultati potenzialmente duraturi.
I filler offrono:
- maggiore standardizzazione;
- maggiore precisione;
- minori tempi procedurali;
- elevata modulabilità;
- reversibilità per l’acido ialuronico.
Il limite principale del grasso è la variabilità dell’attecchimento e della ritenzione volumetrica. Il limite principale dei filler è la natura esogena e temporanea del trattamento.
La scelta deve quindi derivare da una valutazione personalizzata dell’anatomia, della qualità dei tessuti, del tipo di difetto e delle aspettative del paziente.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono una visita medica. Indicazioni, benefici, limiti e possibili complicanze devono essere valutati individualmente da un professionista qualificato.
Domande frequenti
La Terapia Autologa Rigenerativa, o TAR, utilizza tessuto adiposo prelevato dallo stesso paziente con l’obiettivo di associare il recupero di piccoli volumi a una finalità biologica e rigenerativa. Il grasso non agisce soltanto come materiale volumizzante, ma contiene matrice extracellulare, componenti vascolo-stromali e cellule biologicamente attive.
Non esattamente. Entrambe le procedure utilizzano il grasso del paziente, ma il lipofilling tradizionale ha prevalentemente una finalità volumetrica e strutturale. La TAR utilizza spesso quantità più contenute e preparazioni più fini, con maggiore attenzione alla qualità e alla componente biologica dei tessuti.
La differenza riguarda soprattutto la dimensione dei cluster adiposi e la loro funzione: * il macrofat contiene cluster più grandi ed è utilizzato principalmente per recuperare volumi profondi; * il microfat contiene particelle più piccole, mantiene una capacità volumizzante e permette una distribuzione più uniforme; * il nanofat viene processato più intensamente, ha una capacità volumizzante minima ed è impiegato soprattutto per migliorare la qualità cutanea.
Il nanofat non dovrebbe essere considerato un filler strutturale. La sua capacità di produrre volume è limitata. Viene utilizzato soprattutto per la sua potenziale azione sulla texture, sulla qualità e sulla vitalità dei tessuti superficiali.
Le sedi più frequentemente utilizzate sono: * addome; * fianchi; * cosce; * regione trocanterica. La scelta dipende dalla quantità e dalla qualità del tessuto adiposo disponibile, dal volume necessario e dalle caratteristiche anatomiche del paziente.
La zona donatrice viene scelta dopo una valutazione clinica. Il chirurgo considera la disponibilità di grasso, la qualità del tessuto, la facilità di accesso, la quantità necessaria e l’eventuale presenza di irregolarità o cicatrici nell’area. La sede di prelievo non viene scelta perché il grasso di una zona sia automaticamente “migliore” in ogni paziente, ma in base alla situazione individuale e alla tecnica programmata.
Il prelievo viene eseguito attraverso incisioni molto piccole, generalmente di pochi millimetri. Le cicatrici tendono quindi a essere poco evidenti, anche se il risultato dipende dalla capacità individuale di cicatrizzazione e dalla corretta gestione postoperatoria.
Dopo il prelievo possono comparire gonfiore, ecchimosi, lieve dolore o temporanee irregolarità. In base all’estensione della procedura possono essere consigliati: * medicazioni locali; * indumenti compressivi; * limitazione temporanea dell’attività fisica; * controlli clinici programmati. Nelle procedure TAR di piccolo volume, il recupero della zona donatrice è generalmente più contenuto rispetto a quello richiesto da un lipofilling esteso.
Dipende dalla quantità di tessuto prelevata. Dopo un piccolo prelievo possono essere presenti gonfiore ed ecchimosi per alcuni giorni. Un prelievo più esteso può richiedere tempi maggiori e l’impiego temporaneo di una guaina compressiva.
In molti pazienti magri è comunque possibile individuare una piccola zona donatrice. La fattibilità dipende però dal volume necessario e dalla quantità di tessuto adiposo disponibile. La valutazione deve quindi essere effettuata durante la visita.
La quota di grasso che attecchisce e viene rivascolarizzata può persistere a lungo. Una parte del tessuto trasferito viene tuttavia riassorbita nei primi mesi, per cui il risultato definitivo non coincide con il volume osservato immediatamente dopo la procedura.
La letteratura scientifica riporta un tasso medio di ritenzione volumetrica del 50%, ma è variabile a seconda del paziente e delle finalità del trattamento.
La parte di grasso che attecchisce può essere duratura e comportarsi come il normale tessuto adiposo del paziente. Il risultato può comunque modificarsi nel tempo a causa dell’invecchiamento, delle variazioni di peso e dei cambiamenti dei tessuti facciali.
Una parte del tessuto viene fisiologicamente riassorbita. In condizioni sfavorevoli la perdita volumetrica può essere significativa, ma il riassorbimento completo non rappresenta necessariamente l’esito abituale. L’attecchimento dipende da numerosi fattori, tra cui: - vitalità del tessuto; - tecnica di prelievo; - processazione; - dimensione dei cluster; - modalità di iniezione; - vascolarizzazione dell’area ricevente; - caratteristiche biologiche del paziente.
In alcuni casi sì. Poiché una parte del grasso viene riassorbita, può essere indicato ripetere il trattamento per completare o perfezionare il risultato. La necessità di ulteriori trattamenti non può essere stabilita con certezza prima di valutare l’attecchimento.
I filler a base di acido ialuronico sono temporanei e la loro durata dipende dal prodotto, dalla sede e dalle caratteristiche del paziente. Nel materiale analizzato viene indicata generalmente una durata di circa 6–18 mesi. La quota di grasso che attecchisce può durare più a lungo, ma il risultato iniziale è meno prevedibile.
No. La reversibilità farmacologica riguarda soprattutto i filler a base di acido ialuronico, che possono essere degradati mediante ialuronidasi. Gli altri materiali, compresi alcuni biostimolanti, non possono essere rimossi attraverso lo stesso trattamento.
Il tessuto adiposo contiene componenti stromali e cellulari che possono contribuire ad angiogenesi, immunomodulazione e segnalazione paracrina. In pazienti selezionati si può osservare un miglioramento della texture, dell’elasticità e della qualità cutanea. L’entità della risposta, tuttavia, varia da persona a persona e non può essere garantita in modo identico per tutti.
Il grasso autologo non determina granulomi da corpo estraneo dovuti a un materiale esogeno. Può tuttavia provocare altre complicanze, tra cui: -necrosi adiposa; - noduli; - irregolarità; - reazioni infiammatorie legate al danneggiamento del tessuto. È quindi più corretto dire che è assente il rischio di granuloma provocato da un biomateriale estraneo, non che il trattamento sia privo di possibili noduli o complicanze locali.
I filler possono essere associati a edema, ecchimosi, irregolarità, effetto Tyndall, migrazione, noduli, reazioni infiammatorie, granulomi, infezioni, occlusione vascolare. Nel caso dell’acido ialuronico, la ialuronidasi rappresenta uno strumento terapeutico importante, ma non elimina i rischi della procedura.
Le due procedure presentano profili di rischio differenti. Il grasso elimina i problemi immunologici legati a un biomateriale esogeno, ma presenta possibili complicanze specifiche dell’innesto adiposo. I filler sono maggiormente standardizzati e, nel caso dell’acido ialuronico, reversibili, ma possono determinare reazioni infiammatorie, granulomi e complicanze vascolari.
Il grasso possiede una consistenza simile ai normali compartimenti adiposi del volto e può offrire un risultato morbido e integrato. Anche un filler correttamente scelto e utilizzato in quantità adeguate può però produrre un risultato naturale. La naturalezza dipende soprattutto da diagnosi, quantità, piano anatomico e rispetto delle proporzioni del volto.
La scelta dipende dall’indicazione. Il filler può essere preferibile quando si ricerca: -una correzione precisa e localizzata; - un risultato immediato; - tempi procedurali contenuti; - maggiore prevedibilità; - reversibilità nel caso dell’acido ialuronico. Il lipofilling o la TAR possono essere indicati quando si desidera: - utilizzare un tessuto autologo; - recuperare volumi più diffusi; - ottenere un risultato morbido; - associare una finalità rigenerativa; - trattare volumi moderati o ampi; - ottenere un risultato potenzialmente più duraturo.
Sì. Il grasso può essere utilizzato per recuperare volumi diffusi e sostenere la qualità dei tessuti, mentre il filler può rifinire aree specifiche che richiedono maggiore precisione, definizione o proiezione. Le due metodiche sono spesso complementari più che alternative.
No. Il lipofilling recupera il volume, mentre il lifting riposiziona i tessuti scesi. Quando il problema principale è una lassità significativa, aggiungere soltanto volume può non correggere la causa e può contribuire ad appesantire il volto.
Sì. Possono essere associati, quando indicato, a procedure come: -lifting endoscopico; - lifting cervico-facciale; - blefaroplastica; - rinoplastica; - chirurgia delle cicatrici; - correzione di esiti traumatici o ricostruttivi. L’associazione permette di intervenire contemporaneamente su posizione dei tessuti, perdita di volume e qualità cutanea.
Fonti
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