Mentoplastica additiva con protesi facciale - la guida completa tra intervento, risultati e recupero
Scopri come funziona la mentoplastica additiva con protesi del mento, a chi è indicata, quali risultati offre, tempi di recupero, rischi e alternative.
di Dr. Leonardo Gaggio Garcia · Chirurgo estetico e maxillo-faccialeMentoplastica additiva con impianto: come aumentare e definire il mento con una protesi facciale
Che cos’è la mentoplastica additiva?
La mentoplastica additiva con impianto, chiamata anche aumento del mento con protesi facciale, è un intervento di chirurgia estetica volto ad aumentare la proiezione, migliorare la forma o ridefinire i contorni del mento.
Il mento rappresenta uno degli elementi più importanti nell’equilibrio del volto, infatti la sua posizione influenza il rapporto tra naso, labbra, mandibola e collo, contribuendo in maniera determinante all’armonia del profilo facciale. Una ridotta proiezione del mento può far apparire il naso più prominente, il collo meno definito e il terzo inferiore del viso poco strutturato.
L’intervento prevede il posizionamento di un impianto biocompatibile davanti alla porzione più anteriore della mandibola, il mento appunto. L’obiettivo non è semplicemente “ingrandire” il mento, ma costruire una forma proporzionata alle caratteristiche anatomiche e all’identità del paziente.

A chi è indicato l’aumento del mento con protesi?
La mentoplastica additiva può essere indicata in presenza di:
- mento arretrato o poco proiettato;
- mento apparentemente piccolo rispetto al resto del volto;
- profilo facciale poco equilibrato;
- scarsa definizione della linea mandibolare anteriore;
- solco mento-labiale poco profondo o poco armonico;
- lievi asimmetrie della regione mentoniera;
- risultati temporanei ottenuti in precedenza con i filler, quando si desidera una soluzione chirurgica più stabile.
L’indicazione deve sempre essere formulata dopo una valutazione completa del viso. Non tutti i menti poco proiettati, infatti, dipendono da una semplice carenza di volume. Talvolta in alcuni pazienti il problema coinvolge la posizione dell’intera mandibola, l’occlusione dentale o la dimensione verticale del mento.
In questi casi una protesi facciale potrebbe non rappresentare la soluzione più appropriata e potrebbe essere necessario valutare una genioplastica ossea o, in presenza di una malocclusione, un percorso di chirurgia ortognatica.
Mento sfuggente o mandibola arretrata?
È fondamentale distinguere la microgenia, cioè un mento piccolo o poco proiettato, dalla retrognazia mandibolare, nella quale è l’intera mandibola a essere posizionata posteriormente.
La protesi del mento modifica principalmente il contorno esterno della regione mentoniera, ma non sposta la mandibola, non modifica l’occlusione dentale e non corregge eventuali problemi funzionali.
Per questo motivo la visita non dovrebbe limitarsi all’osservazione del profilo. È necessario valutare:
- rapporti tra mascellare superiore e mandibola;
- occlusione dentale;
- proiezione del mento;
- altezza verticale del terzo inferiore;
- simmetria;
- qualità dei tessuti molli;
- rapporto tra mento e collo;
- posizione del labbro inferiore;
- dinamica del muscolo mentoniero.
Una diagnosi corretta consente di scegliere tra impianto facciale, genioplastica ossea o chirurgia ortognatica, evitando di utilizzare una protesi per compensare un problema scheletrico più complesso.
Come si pianifica una mentoplastica additiva?
La pianificazione deve essere personalizzata e non può basarsi esclusivamente sulla scelta di una misura standard.
Durante la visita vengono analizzati il volto frontalmente, di profilo e nelle proiezioni oblique. Si studiano inoltre la larghezza del mento, la sua altezza, la proiezione anteriore e la continuità con la linea mandibolare.
In casi selezionati possono essere utili:
- fotografie cliniche standardizzate;
- studio delle proporzioni facciali;
- simulazioni digitali;
- TAC o CBCT;
- pianificazione tridimensionale;
- realizzazione di impianti personalizzati.
La progettazione tridimensionale e gli impianti custom-made possono essere particolarmente interessanti quando occorre correggere asimmetrie, deformità o deficit anatomici non adeguatamente trattabili con una protesi standard. Tuttavia, la superiorità clinica di una determinata soluzione deve essere valutata caso per caso e le evidenze comparative disponibili sono ancora in evoluzione.
Quali tipi di impianto possono essere utilizzati?
Gli impianti facciali possono essere realizzati con differenti biomateriali. Tra quelli descritti in letteratura rientrano:
Silicone solido
È un materiale liscio, flessibile e ampiamente utilizzato nella chirurgia del mento. Può essere inserito e, qualora necessario, rimosso con relativa facilità.
Poiché non si integra profondamente dai tessuti, è particolarmente importante creare una tasca precisa e ottenere un posizionamento stabile. Una tasca eccessivamente ampia e un’assenza di fissazione stabile può favorire la mobilità o lo spostamento della protesi.
Polietilene poroso ad alta densità
È caratterizzato da una superficie porosa che permette una maggiore integrazione dei tessuti circostanti. Questa caratteristica può aumentare la stabilità dell’impianto e la sua aderenza ai tessuti, ma può rendere più complessa un’eventuale rimozione.
ePTFE
Il politetrafluoroetilene espanso possiede caratteristiche intermedie di flessibilità e integrazione tissutale. Può essere modellato e stratificato in alcune tecniche personalizzate.
PEEK e impianti personalizzati
Il PEEK può essere utilizzato per realizzare impianti su misura attraverso pianificazione digitale e produzione tridimensionale. Trova indicazione soprattutto nei casi che richiedono una correzione particolarmente precisa o non ottenibile mediante dispositivi standard.
Non esiste un materiale universalmente migliore. Forma del difetto, anatomia, esperienza del chirurgo, modalità di fissazione, accesso chirurgico e desideri del paziente sono alcuni dei parametri da valutare per la scelta corretta della protesi.

Come si svolge l’intervento?
La mentoplastica additiva viene generalmente eseguita in anestesia locale con sedazione oppure in anestesia generale, in base al caso clinico, alle preferenze concordate e all’eventuale associazione con altri interventi.
Il chirurgo realizza una tasca aderente al piano osseo della mandibola e vi posiziona l’impianto selezionato. La protesi deve essere centrata, simmetrica e stabile.

Accesso
L’accesso può essere:
Attraverso il solco sotto il mento
L’incisione viene eseguita nella regione sottomentoniera, generalmente all’interno di una piega naturale. Consente un accesso diretto al piano osseo e non mette la ferita in comunicazione con il cavo orale, ma lascia una piccola cicatrice esterna.
Attraverso il cavo orale
L’incisione viene realizzata all’interno del labbro inferiore e non produce cicatrici cutanee visibili. Richiede però particolare attenzione alla contaminazione batterica, alla chiusura dei tessuti e alla funzione del muscolo mentoniero.
La letteratura suggerisce che l’approccio chirurgico può influire sul rischio complessivo di complicanze. Quindi la scelta deve quindi essere personalizzata e non guidata soltanto dal desiderio di evitare una cicatrice esterna.
In alcuni casi la protesi viene stabilizzata con una vite, soprattutto quando forma, materiale o anatomia rendono opportuna una fissazione più rigida.
Quali risultati si possono ottenere?
Una mentoplastica additiva correttamente pianificata può:
- aumentare la proiezione del mento;
- migliorare l’equilibrio tra naso, labbra e mandibola;
- rendere il profilo del volto più definito;
- creare una transizione più armonica tra mento e linea mandibolare;
- migliorare la definizione dell’angolo cervico-mentoniero;
- attenuare la percezione di un naso eccessivamente prominente;
- correggere alcune lievi asimmetrie;
Il risultato ideale deve integrarsi con il volto senza far apparire il mento artificiale, eccessivamente largo, appuntito o proiettato.
La protesi non dovrebbe essere riconoscibile come un elemento separato. Deve invece accompagnare i contorni naturali della mandibola e rispettare le differenze anatomiche tra volto maschile e femminile.
Le revisioni scientifiche riportano generalmente buoni livelli di soddisfazione dopo aumento chirurgico del mento, sia con impianti sia mediante genioplastica ossea, purché l’indicazione sia corretta.

Mentoplastica e rinoplastica - la profiloplastica
In alcuni pazienti un naso apparentemente grande è accentuato dalla scarsa proiezione del mento. Ridurre esclusivamente il naso potrebbe quindi non essere sufficiente a ottenere un profilo equilibrato.
Quando indicato, la mentoplastica può essere associata alla rinoplastica all’interno di una profiloplastica, cioè una pianificazione combinata delle strutture che definiscono il profilo.
L’obiettivo non è uniformare i volti secondo un modello standard, ma stabilire un rapporto armonico tra fronte, naso, labbra, mento e collo.
Mentoplastica additiva e definizione del collo
L’aumento della proiezione mentoniera può migliorare otticamente la continuità tra mandibola e collo. Tuttavia, una protesi non sostituisce il trattamento del grasso sottomentoniero o della lassità cutanea.
Se sono presenti:
- accumulo adiposo sotto il mento;
- rilassamento cutaneo;
- bande del platisma;
- perdita di definizione della linea mandibolare;
- cedimento dei tessuti dopo un importante dimagrimento,
potrebbe essere necessario associare o preferire una liposuzione sottomentoniera, una correzione del platisma o un lifting cervicale.
La scelta deve dipendere dalla causa anatomica del difetto, non soltanto dalla percezione generica di avere un “doppio mento”.
Impianto del mento o genioplastica ossea?
Le due procedure non sono equivalenti.
Impianto mentoniero
La protesi è spesso indicata quando occorre ottenere un aumento prevalentemente orizzontale e moderato della proiezione, con anatomia mandibolare e occlusione adeguate.
Tra i possibili vantaggi:
- intervento generalmente meno invasivo rispetto a un’osteotomia;
- assenza di taglio dell’osso;
- disponibilità di forme e dimensioni differenti;
- possibilità di rimozione o sostituzione;
- recupero spesso relativamente rapido.
Genioplastica ossea
La genioplastica scorrevole (sliding genioplasty) prevede un’osteotomia della parte anteriore della mandibola. Il segmento osseo mentoniero può essere avanzato, arretrato, abbassato, accorciato o spostato lateralmente.
È particolarmente utile quando è necessario:
- modificare anche l’altezza verticale del mento;
- ottenere avanzamenti importanti;
- correggere asimmetrie scheletriche;
- restringere o ampliare selettivamente la forma;
- correggere un mento troppo lungo o troppo corto;
- evitare l’utilizzo di materiale protesico.
La genioplastica ossea offre una maggiore versatilità tridimensionale, mentre l’impianto è soprattutto una procedura di aumento del contorno.

Le revisioni comparative non indicano una tecnica migliore in assoluto. Gli impianti e la genioplastica presentano profili di rischio differenti. Le protesi infatti sono state associate maggiormente a infezione, deiscenza o necessità di rimozione, mentre l’osteotomia della genioplastica ossea può determinare più frequentemente alterazioni neuro-sensoriali transitorie e in particolare ipo-estesie o addormentamenti del labbro inferiore da interessamento del nervo alveolare inferiore.
Protesi del mento o filler?
Il filler può essere utile per simulare un modesto aumento del mento senza ricorrere immediatamente a un intervento chirurgico. Il risultato, tuttavia, è temporaneo e dipende dal materiale iniettato.
La protesi facciale rappresenta invece una soluzione chirurgica di lunga durata. È generalmente più adatta quando è necessario ottenere una proiezione strutturale definita e stabile.
Il filler e l’impianto non producono lo stesso effetto:
- il filler aumenta il volume dei tessuti molli;
- la protesi modifica il contorno appoggiandosi alla struttura ossea;
- un eccesso di filler può appesantire o allungare il mento;
- l’impianto richiede un intervento e comporta rischi chirurgici;
- il filler dev’essere periodicamente rivalutato o ripetuto.
La scelta deve essere effettuata anche in base all’anatomia e alle caratteristiche dell’inestetismo del mento da correggere e dai suoi rapporti complessivi con il resto del volto, non soltanto alla preferenza per una procedura “non chirurgica” o “definitiva”.
Il risultato è permanente?
Un impianto del mento è progettato per rimanere stabilmente in sede e non necessita di sostituzione programmata in assenza di problemi.
Definirlo “permanente” non significa però che il volto rimarrà immutato. Invecchiamento, variazioni di peso, modificazioni dei tessuti molli e rimodellamento osseo continuano nel tempo.
Inoltre, una protesi può essere rimossa o sostituita qualora si verifichino complicanze, cambiamenti anatomici o insoddisfazione estetica.
Recupero dopo la mentoplastica additiva
Nei primi giorni sono comuni:
- gonfiore;
- senso di tensione;
- lieve dolore o fastidio;
- temporanea rigidità del labbro inferiore;
- ecchimosi;
- sensibilità alterata del mento;
- difficoltà transitoria nei movimenti più ampi della bocca.
Il gonfiore è generalmente più evidente nella prima settimana e diminuisce progressivamente. Il mento può inizialmente apparire più grande o meno naturale rispetto al risultato previsto.
Molti pazienti possono riprendere attività non faticose dopo alcuni giorni, ma la presentabilità sociale dipende dall’entità dell’edema, dalla tecnica utilizzata e dalla risposta individuale.
Per alcune settimane può essere indicato:
- evitare pressioni sul mento;
- dormire con il capo leggermente sollevato;
- sospendere attività sportive intense;
- evitare traumi;
- seguire scrupolosamente le indicazioni per l’igiene orale se è stato utilizzato un accesso intraorale;
- non manipolare la protesi;
- presentarsi ai controlli programmati.
Il risultato può essere valutato in modo più attendibile quando il gonfiore si è ridotto e i tessuti si sono adattati al nuovo profilo.
Cicatrici
Con l’accesso intraorale la cicatrice rimane all’interno della bocca.
Con l’accesso sottomentoniero è presente una piccola cicatrice esterna, generalmente collocata in una piega naturale sotto il mento. La sua qualità dipende dalla tecnica chirurgica, dalle caratteristiche individuali di cicatrizzazione e dalle cure postoperatorie.
L’assenza di cicatrici visibili non deve essere considerata l’unico criterio per scegliere l’accesso.
Rischi e possibili complicanze
Come ogni procedura chirurgica, anche la mentoplastica additiva presenta rischi. Tra le possibili complicanze sono descritte:
- infezione;
- ematoma o raccolta sierosa;
- sanguinamento;
- apertura della ferita;
- spostamento o rotazione dell’impianto;
- asimmetria;
- impianto percepibile o visibile;
- contorno innaturale;
- ridotta sensibilità del mento o del labbro inferiore;
- irritazione o lesione del nervo mentoniero;
- alterazioni del muscolo mentoniero;
- cicatrice sfavorevole;
- contrattura capsulare o fibrosi;
- esposizione o estrusione dell’impianto;
- modificazioni dell’osso mandibolare sottostante;
- insoddisfazione estetica;
- necessità di revisione, sostituzione o rimozione.
Sono state descritte anche modificazioni dell’osso sottostante agli impianti in silicone. Il loro significato clinico però non è sempre univoco. La letteratura più recente distingue tra riassorbimento, rimodellamento e neoformazione ossea e sottolinea l’importanza del corretto posizionamento e della stabilità dell’impianto.
Come ridurre il rischio di un risultato artificiale?
Per ottenere un risultato naturale è necessario:
- formulare una diagnosi della struttura scheletrica e dei tessuti molli;
- distinguere la microgenia dalla retrognazia mandibolare;
- scegliere correttamente forma, larghezza e proiezione;
- evitare impianti eccessivamente grandi;
- creare una tasca precisa;
- proteggere i nervi mentonieri;
- controllare la simmetria;
- stabilizzare adeguatamente la protesi;
- valutare l’intero volto e non soltanto il profilo;
- considerare una genioplastica ossea quando l’impianto non può correggere il difetto.
Un mento molto proiettato ma troppo stretto può apparire appuntito; un impianto troppo largo può appesantire il terzo inferiore; un aumento eccessivo può accentuare il solco mento-labiale o produrre un aspetto non coerente con il resto del volto.
La pianificazione deve quindi ricercare la proporzione, non la massima proiezione possibile.
Chi non è un candidato ideale?
L’intervento può essere sconsigliato o rinviato in presenza di:
- infezioni dentali o del cavo orale;
- patologie non adeguatamente controllate;
- fumo importante non sospeso nel periodo perioperatorio;
- aspettative irrealistiche;
- dismorfismo corporeo sospetto;
- alterazioni scheletriche che richiedono un trattamento differente;
- crescita cranio-facciale non completata;
- condizioni che interferiscono con la guarigione;
- igiene orale insufficiente, soprattutto quando si considera un accesso intraorale.
L’idoneità deve essere stabilita nel corso della visita medica e dopo un’adeguata valutazione anamnestica.

L’importanza della visita con un chirurgo esperto del volto
La mentoplastica non consiste semplicemente nella scelta di una protesi da un catalogo. Richiede conoscenza dell’anatomia mandibolare, dei nervi mentonieri, dei muscoli del labbro inferiore, delle proporzioni facciali e delle alternative scheletriche.
Un chirurgo maxillo-facciale che si occupa di estetica del volto può valutare contemporaneamente:
- struttura ossea;
- occlusione;
- tessuti molli;
- proporzioni;
- funzione;
- eventuale necessità di genioplastica o chirurgia ortognatica.
La procedura più semplice non è sempre quella più corretta. L’obiettivo deve essere individuare l’intervento realmente adatto all’anatomia del paziente, garantendo naturalezza, equilibrio e sicurezza.
Domande frequenti
Generalmente il dolore è controllabile con la terapia prescritta. Nei primi giorni sono più comuni tensione, gonfiore, rigidità e fastidio durante alcuni movimenti della bocca.
Un impianto correttamente dimensionato e posizionato non dovrebbe essere visibile. In persone molto magre o con tessuti molli sottili, i margini possono risultare più facilmente percepibili, soprattutto se la protesi è troppo grande o non perfettamente adattata.
Lo spostamento è una possibile complicanza. Una tasca precisa, il corretto posizionamento e, quando indicata, la fissazione con vite contribuiscono a ridurne il rischio.
Non esiste una sostituzione obbligatoria programmata. In assenza di complicanze può rimanere stabilmente in sede. Potrebbe essere rimossa o sostituita in caso di infezione, spostamento, esposizione, modificazioni anatomiche o insoddisfazione.
Dipende dal difetto. La protesi è spesso adatta a un aumento moderato della proiezione; la genioplastica ossea permette correzioni tridimensionali più ampie, comprese modifiche dell’altezza e dell’asimmetria.
Durante le prime settimane il gonfiore e la rigidità possono modificare temporaneamente i movimenti del labbro inferiore. Alterazioni persistenti non sono la norma, ma possono verificarsi in presenza di problemi del muscolo mentoniero, cicatrici interne o complicanze.
Sì. L’associazione può essere indicata quando sia il naso sia il mento contribuiscono allo squilibrio del profilo. In questo caso si parla comunemente di profiloplastica.
Può migliorare la percezione del rapporto tra mento e collo quando è presente una ridotta proiezione mentoniera. Non elimina però il grasso sottomentoniero e non corregge la lassità cutanea o muscolare.
L’impianto può essere rimosso, ma ciò non significa che la procedura sia priva di conseguenze. Dopo la rimozione possono rimanere una capsula, modificazioni dei tessuti molli o alterazioni del profilo. Ogni revisione deve essere attentamente pianificata.
Un miglioramento è visibile immediatamente, ma il gonfiore iniziale altera la forma. La definizione aumenta progressivamente nelle settimane successive e l’assestamento completo può richiedere alcuni mesi.
No. Una protesi modifica il contorno del mento ma non sposta l’intera mandibola e non corregge l’occlusione. In presenza di retrognazia può essere necessaria una valutazione ortodontico-maxillo-facciale.
Modificazioni dell’osso sottostante sono state descritte, soprattutto negli studi sugli impianti in silicone. La letteratura contemporanea sottolinea che possono verificarsi differenti forme di rimodellamento e che stabilità, posizione e tecnica chirurgica sono elementi importanti.
Con l’accesso intraorale non sono presenti cicatrici cutanee. Con l’accesso esterno rimane una piccola cicatrice sotto il mento, normalmente collocata in una piega naturale.
Fonti
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